Giochiamo al dottore?

Scorrevo la home di Facebook. Come al solito. Con la solita noia. Con il solito sguardo di uno che si lascia scorrere davanti la vita degli altri mostrata in foto, video, post senza troppo interesse.

Sul tavolo, di fianco al pc, ancora aperti sulla pagina delle articolazioni del gomito, il grosso trattato Anastasi di anatomia, esame che sto preparando con molto perfezionismo. Forse troppo.

Due storie diverse che si sono incrociate.

Non mi piace eccessivamente scrivere della mia  carriera universitaria. Sarà perché sono scaramantico e non si parla mai di laurea finché non ce l’hai in mano o perché mi sale l’ansia a sentire parlare di professori, lezioni alla mattina presto, esami e pomeriggi sui libri e ancora esami.

Eppure mi sentivo in dovere di farlo. Dopo tutto studio Medicina e manifestare la mia passione non è un male in fondo. Anzi.

Premessa. Sono ancora al primo anno e devo ancora dare esami come Anatomia (“ecco un altro pivellino“) ma le idee le ho molto chiare. La materia mi affascina assai (sennò non sarei qui a scrivere stasera) e in questo anno ho capito tante cose. Tante cose che vanno ben oltre i vari tipi di tessuti, l’evoluzione delle cellule, i vetrini di istologia e le tavole anatomiche.

Ho capito (almeno in parte) cosa vuol dire portare avanti la cultura medica.

E con questo Facebook cosa c’entra?

Mi trovo spesso a leggere per diletto ed interesse personale articoli, a vedere video, a sbirciare pagine e gruppi che trattano di argomenti medici. Mi trovo a fare ricerche, soprattutto di curiosità ma anche di informazioni che mi possono tornare utili sia nella teoria che nella pratica, nel mondo di tutti i giorni e nell’ambito dello studio.

Ma purtroppo non sempre chiudo il pc soddisfatto. Tutt’altro. Spesso mi ritrovo in pagine, siti o link che di medico hanno ben poco.

Siamo infatti la generazione dei medici “fai da te“. Siamo la generazioni di quelli che si curano con la terapia verbale e i fiori di Bach. Siamo quelli della dieta rigorosamente vegofruttarianocrudista. Siamo quelli dei beveroni per andare in palestra, delle proteine in pillole per correre più forte. Siamo quelli dei “No ai Vaccini!“. Siamo quelli dell’Omeopatia. Siamo quelli che cercano i consigli facendo affidamento a Google e a Yahoo Answer o a Facebook snobbando i medici in carne e ossa. Siamo quelli che prendono gli antibiotici senza prescrizione (magari per un virus) o li interrompono a metà perché si sentono meglio, siamo quelli delle benzodiazepine se non riusciamo a prendere sonno e del paracetamolo appena ci cola un po’ il naso. Siamo quelli del “Tutti in piazza contro la vivisezione” e del “Fate girare i medici non lo dicono!!1!1!

Siamo quelli o sbaglio?

La nostra generazione non sta forse diventando così?

Siamo quelli che si sentono dottori.

Io scorrendo la Home di Facebook, girando per gruppi, sfogliando le pagine vedo tutto ciò. Vedo gente che con arroganza e nessuna (e sottolineo nessuna) cultura medica diagnostica, consiglia, dispensa, somministra, dà consulenze e consigli.

Tutto ciò mi ricorda molto alcuni servizi di Striscia e delle Iene. Sciamani smascherati, stregoni, veggenti, chiromanti. Tutti ciarlatani. Eppure la gente crede a questi soggetti. E se i Carabinieri hanno chiuso i loro “studi” i ciarlatani continuano ad esercitare su Faccialibro e nel grande mare del web. Ma anche i vari utenti medi che si sentono opinionisti in ambito economicopoliticosociale figuriamoci in ambito medico, sputano sentenze e pareri. E così nascono voci, bufale, che come una palla di neve che rotola da una montagna diventa valanga, invadono internet. Nei paragrafi precedenti ho fatto molti esempi. E c’è veramente di tutto.

Un tutto molto pericoloso. Un tutto che deve essere ostacolato in ogni modo.

Ecco io come studente di medicina sento questa responsabilità. Sento di dover promuovere la cultura medica, sento di dover scoraggiare quante più persone riescono a cadere in queste trappole. Sento il dovere di tacere se non ho informazioni e fonti su un argomento (evitando il “sentito dire”). Mi sento in dovere di incoraggiare la gente ad affidarsi a quelli che in un futuro (forse) chiamerò colleghi anche se può essere più oneroso e impegnativo. Voglio (diciamo vorrei) promuovere la scienza. Quella con la S maiuscola in cui la Medicina fa totale affidamento fatta di metodo, di tesi, di esperimenti, fonti. Vorrei far capire alla gente che le polverine magiche non curano il cancro e che i vaccini non fanno diventare autistici ma prevengono malattie che possono essere molto serie e che oggi possiamo dire quasi debellate proprio grazie ad essi. Vorrei far capire che l’ignoranza in campo medico può essere molto pericolosa, che può portare a conseguenze gravi e dannose. Mi piacerebbe poi anche incuriosire, stupire, invogliare, stimolare l’interesse verso l’argomento. Ma un interesse che ti fa prendere la bicicletta e correre in biblioteca o dallo zio medico, che ti fa arrampicare sulla scaffalatura alla ricerca di un’enciclopedia e non che ti fa andare su il primo gruppo o il primo forum dove tutti dicono la loro senza alcun filtro. Combattere questa ignoranza che avanza in certe pagine, in certe persone e in certi gruppi, boicottare chi boicotta la Medicina, manifestare la mia passione e far appassionare. Mi piacerebbe promuovere la cultura (con ogni mezzo, anche su Internet perché no) per il bene delle persone per poter dire, anche se solo con una goccia nell’oceano da parte di uno “studente di medicina di merda”, di aver reso il mondo un pochino migliore.

Per questo da grande voglio fare il dottore.

4 pensieri su “Giochiamo al dottore?

  1. È’ bello vedere che hai così tanta passione. In primavera sono stata invitata ad una “laurea” in medicina. Emozionante tutto quanto, ma ciò che più mi é rimasto impresso é il giuramento di Ippocrate e mi sono chiesta pure, quanti medici continuano a tenerlo come lanterna sempre accesa nello svolgimento della loro missione. Tu continua con la tua passione e con la serietà che dimostri.

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  2. Sono una studentessa di medicina al quinto anno, quindi ho apprezzato particolarmente quello che hai scritto.
    Mi trovo d’accordo, anche se, sono anche convinta, che spesso il paziente medio non si rechi dal medico perchè non lo stima, non si fida.
    E questo forse è anche per colpa “nostra” che non li ascoltiamo a sufficienza, non li consideriamo come persona ma come malattia.
    Ed ecco allora giú di diagnosi online.
    Non sto dicendo che è giusto, ma forse il paziente non sente nessuna differenza(sbagliando) tra google ed il dottore, forse un po’ per colpa della scarsa empatia che alcuni hanno.
    Detto ció, buona fortuna per il tuo percorso, forza che anantomia è solo l’inizio!

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    1. Certi professori hanno cercato in ogni modo di dirci quello che hai espresso tu! Lavoreremo con persone non con cartelle con un numero e un nome. Bisogna ascoltare, capire, affrontare, immedesimarsi. Dietro ogni malattia c’è qualcuno che la sta vivendo. E la cura non è fatta solo di antibiotici ma anche di “supporto psicologico al paziente”. Ricordandoci però che (per fortuna dico io) esistono dei protocolli che ci aiutano la gestione a 360 gradi di ogni caso medico. Grazie della lettura e in bocca al lupo anche a te per i tuoi studi!

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  3. Pingback: Titoli di coda del 2016 in 12 foto – Il Blog di Nicolò

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