Come una fenice

Ho scritto.

Ho scritto tante cose. Pareri, opinioni personali, esperienze.

Eppure mi sono fatto tante domande.

Scrivo quello che voglio o quello che vogliono leggere gli altri?

Scrivo quello che desidero esprimere o quello che voglio che gli altri pensino che provi?

Perché scrivo e perché continuo a farlo?

In questi mesi ho provato tanti sentimenti, tante emozioni. Sono pronto per esprimerle sulla pagina? Sono pronto per scrivere ancora?

Oggi voglio fare un po’ il punto della situazione. Fissare sulla pagina ciò che mi sta accadendo.

Erano anni che non provavo certe cose. Non è vero che crescendo vi è una maggiore maturità dei sentimenti. Anche i bambini possono amare come ama un adulto, solo in maniera differente. Ma molti questi non lo concepiscono. L’età non fa la maturità di una persona. Né a livello intellettivo (vedi analfabeti funzionali) né tanto meno a livello emotivo. E io appena all’inizio del liceo provavo molte emozioni che negli ultimi anni sembravano essersi inibite. Penso che il mio cuore e il mio cervello siano strati per un periodo “piombati”. Un’aridità emotiva, complice la mia chiusura al mondo esterno, complici un paio di delusioni. Ho cominciato a vivere una vita incollato al cellulare e all’ipad, in un mondo piacevole, virtuale, “perfettino” ma così tristemente insipido.Chiuso in casa a vedere le vite degli altri scorrere su Facebook, vivendo io virtualmente  al posto loro, ma alla fine non vivendo affatto. Infatti negli ultimi due anni sono stato come in una bolla di sapone, isolato dal mondo, solo ed egoista in ciò che provavo.

Ma nell’ultimo periodo, nel 2016, complici le molte soddisfazioni, qualche vero amico e un pochino di forza di volontà personale ho piano piano rotto questa barriera.

Ed è stato come rinascere.

Tornare a provare sensazioni che oramai si erano dimenticate, provare una fortissima delusione e poi un decollo di entusiasmo e poi ancora noia, e poi felicità, poi tristezza e poi altre che non riesco a descrivere. Non tanto le emozioni di per sé, che non ho mai smesso di provare, ma l’intensità con cui le sto provando. Non sono diventato un caso psichiatrico, credetemi! Mi sono semplicemente svegliato. E ho voglia di scrivere, e ho voglia di uscire a correre nemmeno io so per dove, a scoprire nuovi posti, a cercare nemmeno io so cosa. Ed erano mesi che non conoscevo persone nuove, e in appena pochi giorni ho incontrato tanti soggetti, tanti marinai nell’oceano della vita, ognuno con la sua rotta che si è incrociata alla mia. Ho finalmente respirato. Non l’aria viziata di casa, ma quella che ti riempie i polmoni appena esci di casa in una fresca giornata. Forse ho vissuto questo anno come quel nuovo inizio che cercavo da tanto. Penso che questa noia del quieto vivere che mi portavo dietro si stia piano piano dissolvendo. E così giorno dopo giorno ho voglia di assaggiare nuovi sapori, tornare a casa per una strada diversa, stringere la mano a tanti ragazzi che non conosco, scoprire parti di me stesso che sono come la soffitta in cui non andiamo da anni dimenticandoci perfino cosa nasconde. Ho riscoperto dei tesori che pensavo fossero perduti per sempre. E così adesso lo scrivo. Sarà solo un periodo? Sarà solo l’effetto di qualche caffè di troppo? Io non credo. Credo tra l’ammissione a Medicina, che tra le esperienze (a dir poco incredibili) in Croce Rossa, che tra le nuove persone che ho avuto il privilegio di conoscere, qualcosa sia cambiato. Anche in me.

La mia vita si sta riempiendo, la lotta alla banalità, all’ignoranza, la ricerca della bellezza, la ricerca della vita, la ricerca delle emozioni. Ho ripreso a vivere. Ho ripreso a gioire, a lottare, a camminare, a navigare.

E anche per questo ho ripreso a scrivere. Per poter esprimere tutto ciò.

Ah dimenticavo… Non vi interessa? Amen, è più importante scrivere per sé stessi che per gli altri. Per qualche riga, per qualche minuto sfogarsi con il foglio e vedere la propria vita nitida nero su bianco. E sorridere vedendo che non tutto il tempo che ci è stato donato è andato perduto.

Nella foto una Fenice, che dalle sue ceneri rinasce.

 

5 pensieri su “Come una fenice

  1. Un risveglio dell’animo! La vita ci riserva gioia e bellezza…e qualche delusione, qualche tristezza…dalle quali, però, non dobbiamo lasciarci sopraffare. Ecco, forse tu hai trascorso un periodo dove ti sei lasciato sopraffare. La maturità é (anche) trovare gli strumenti per “uscire dal limbo” nel quale si vive. È’ affacciarsi di nuovo al mondo con rinnovato interesse e sconfiggere un’abulia dei sentimenti.
    Infine, credo sia utile scrivere per se stessi: mettere nero su bianco le emozioni e gli eventi, permette di metterli a fuoco e di “vedere” ciò che ancora sfugge.

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  2. qualcunotipome

    che dirti. sono mesi che “dormo” e forse ho iniziato a svegliarmi da appena qualche settimana. i motivi del coma? troppi. insoddisfazioni varie,mancanze, bisogni inespressi, umori altalentanti, stimoli che mancano come l’ossigeno. ma il momento del risveglio è necessario, il dormiveglia non può protrarsi ancora. quindi forza e coraggio, che siamo giovani dalla pellaccia dura e dobbiamo ancora scoprire il mondo!

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