Dall’altra parte del telefono

Come in ogni articolo di attualità che scrivo faccio la solita premessa. Le mie riflessioni non sono quelle di una mente illuminata, dedita a ricerche universitarie, con pregressi anni di studio, centinaia di esperienze e qualche laurea con master nel curriculum.

Sono solo le solite riflessioni (un po’ banali) di un ventunenne. Con una tastiera del pc e del tempo da perdere.

E questa premessa non è mai stata tanto dovuta come in questo articolo data la delicatezza degli argomenti che andrò a trattare.

Eppure è iniziato tutto con uno scherzo.

Mi trovavo in spiaggia con amici, quando uscendo dall’acqua mi accorgo di numerose chiamate perse al cellulare. Di solito non mi chiama nessuno e tanto meno numeri sconosciuti. Immediatamente non capisco. Solo rispondendo all’ennesima chiamata che fa vibrare lo smartphone mi accorgo che qualcosa non va. Cercano una ragazza. Ovviamente non me. Eppure dopo neanche due minuti un altro e poi un altro ancora. Comincio ad avere dei sospetti. Sospetti che diventano certezza all’arrivo di alcuni messaggi. In poche parole al mio numero era stato associato il profilo di una ragazza single (e particolarmente vogliosa) su un sito di incontri. Non so se si è trattato di un errore, di un virus o di uno scherzo idiota. Una versione moderna dello scrivere il numero dell’amico sfigato sui cessi autostradali.

Scherzo o meno nell’arco delle successive 24 ore mi sono trovato circa una cinquantina di chiamate su il mio smartphone. Ho pensato terrorizzato di dover cambiare numero, poi di fare una denuncia alla postale infine di rispondere uno a uno dicendo che semplicemente si tratta di un malinteso.

Alla fine ho deciso. Ci scrivo un articolo.

Ci scrivo un articolo perché ho visto cose che voi non potete immaginare. E che in un qualche modo mi hanno indotto a riflettere.

Innanzi tutto ho cercato di rintracciare il fatidico annuncio per segnalare un fake, un annuncio fasullo. Purtroppo Google mi è stato abbastanza avverso non indicizzando nulla in cui compare il mio numero di telefono. Per farla breve è come se questo annuncio non potesse essere trovato dai motori di ricerca.

Ma non è questo di cui vorrei parlarvi. La morale non è quindi di fare scherzi meno idioti ai vostri amici (anche se è un consiglio spassionato visti anche i disagi che si creano).

La parte interessante sta nei casi umani che hanno tentato l’approccio con me. Alcuni piuttosto diretti (e ci rimanevano pure male constatando che dall’altra parte del telefono la voce era quella di un maschio), altri piuttosto maldestri (“Ah non sei Sara? Scusa ho sbagliato numero”) altri ancora piuttosto insistenti credendo di aver trovato su Internet l’offerta del secolo (“Madonna quanto sei bella, ma sei tu quella in foto?”).

Sì, per qualche ora mi sono sentito un po’ una puttana.

Lo so, è brutto da dire. Eppure per qualche ora ho avuto a che fare con della vera clientela. E ho sentito delle voci di uomini disperati, uomini presumibilmente malati, altri piuttosto perversi già dall’accento. Alcuni che hanno tentato l’approccio su Whatsapp avevano come foto profilo un’immagine che li ritraeva con una ragazza, uno addirittura una foto del proprio matrimonio.

Che tristezza.

Ma più rispondevo (“No mi spiace deve aver sbagliato numero…”) più mi facevo delle domande.

Perché?

Perché siamo arrivati al punto di cadere così in basso da dover sfogare le proprie pulsioni, i propri desideri, i propri istinti con una perfetta sconosciuta? Che per altro manco esiste. Cosa è questa morbosità, questo cinismo, questa disperazione?

Come siamo arrivati a questo punto?

Il percorso purtroppo è piuttosto breve. 2,5 Km massimo. Da casa alla tangenziale.

Andiamo male. Molto male.

I problemi secondo me sono tanti.

Siamo la generazione della rana bollita. I problemi piano piano si accumulano, ci sovrastano, ci scottano, ma noi non ce ne accorgiamo. Fino a morire.

Perché si può morire di noia, morire di disgusto, morire di disagio. Si può benissimo essere morti dentro un corpo che ancora respira. Morti dentro.

I problemi sono tanti.

Innanzi tutto uno scorrettissimo uso dei mezzi di comunicazione. Oggi si pensa alla chat take away; prendo, chatto e scopo. La mia generazione, io compreso, ha perso tanti bei momenti. Lo scrivere una lettera d’amore, l’aspettarla davanti a scuola per ore solo per vedere il suo sorriso (sì, sono stato uno stalker), il portarle dei fiori sotto casa… Ok. Troppo romantico. Ma la mia generazione è quella che manda la foto del pene o delle tette su Snapchat (ebbene siamo nell’era d’oro del sexting), è quella che “Ho dei gusti particolari, non capiresti”, è quella del degrado. Degrado che corre veloce tra le fibre della rete. Siamo la generazione che affida tutta la propria vita al virtuale, sesso e amore compresi.

Secondo problema: gli stereotipi. La tv, i libri, le riviste ci presentano un mondo perfettino, con il ragazzo e la ragazza perfetti, la coppia perfetta, il bacio perfetto, il sesso perfetto. E qui entrano in gioco meccanismi sociali e psicologici che portano a una perenne frustrazione che origina sfoghi piuttosto degradanti. Troppo complesso? Forse. Ma l’erba del vicino sarà sempre più verde. E finché continuiamo a guardarlo questo vicino (che un po’ ci giudica) le nostre aiuole e tutto quel che abbiamo ci apparirà sempre di qualità minore. Frustrazione gratis.

Il problema più grande di tutti però, che con i suoi tentacoli si dirama in tutti gli ambiti è questo: la mia generazione è quella che ha perso il controllo. Controllo della tecnologia, controllo di ciò che si dice, controllo di ciò che si prova. Non vi è controllo su internet, figuriamoci nella vita reale. Non abbiamo più il controllo delle nostre emozioni, dei nostri sentimenti, della nostra esistenza. Ci lasciamo trascinare dalla corrente. Un quieto vivere che ci affoga nella noia. Una noia pericolosa, da cui anziché nascere idee e passioni (magari ammazzando il tempo scrivendo su un blog) ci porta a distruggere noi stessi, a roderci dentro.Gesti inconsulti, gesti proibiti, gesti goliardici. Nascono tutti da lì. Dalla mancanza di controllo che ci fa spesso sbandare.

Riflessioni banali? Pensateci. Pensate a quanto controllo avete della vostra vita. Pensate a quanto il giudizio degli altri vi influenza.Pensate quanta vita affidate al web, pensate a come gestite le vostre emozioni e la vostra noia.

E soprattutto riflettete sul fatto che i siti di incontri non devono essere vincolo di disturbo per un povero universitario sotto esame.

Nell’immagine Les Demoiselles d’Avignon di Pablo Picasso. Il quadro mostra cinque prostitute in un bordello di calle Avignon, a Barcellona.

5 pensieri su “Dall’altra parte del telefono

  1. Partendo da uno scherzo (di gusto discutibile) sei arrivato a mettere sul fuoco molta “carne”. Col rischio che ci si scotti. Nel senso che vorrei dire la mia, ma non so come partire. Ok, parto dalla tua generazione. Alla quale vorrei urlare: posa quel cell/tablet/PC – esci – e vivi.
    È’ una contraddizione in termini, ma le cose virtuali spesso sono reali, eppure restano virtuali. Ecco perché occorre prudenza a fare affermazioni o a mostrare qualcosa di sé quando si é su una pubblica piazza come quella di Faccialibro, come la chiami tu. E prendere con le pinze dichiarazioni pubbliche di altri che non potremo mai riscontrare nel reale. È’ uno strumento bello per certi versi, ma un po’ infido per altri.
    E ora parliamo del più antico mestiere del mondo. Le prostitute ci sono sempre state, ci sono e continueranno ad esserci. Semplicemente per il fatto che gli uomini hanno da sempre avuto bisogno dei loro “favori” . Non tutti, ovviamente e per fortuna ! Perché? Non lo con certezza, poiché non ho mai intervistato dei frequentatori, ma mi viene da prendere a quelli che sono soli per lunghi periodi, o per tutta la vita che non riescono o non una persona giusta da amare,

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  2. (Mi é partito l’invio) dicevo:
    O non vogliono trovare una persona da amare e con la quale condividere la propria esistenza, così sfogano le loro pulsioni con le prostitute. Poi ci sono i perversi e altri generi che non sto ad elencare ma che effettivamente mettono tristezza, soprattutto quelli che hanno famiglia a casa. Il virtuale azzera le distanze può indurre certi personaggi ad esprimere più liberamente la loro bestialità (come tu stesso hai avuto modo di constatare) perché dietro ad uno schermo ci si può sentire più spavaldi perché nessuno ti guarda dritto negli occhi e ti senti meno giudicato. È questo vale per tutti i generi.

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    1. Ottime riflessioni, mi sono piaciute molto come al solito… vedi (scusa se ti do del tu) ci sono mondi nei mondi, sobborghi inesplorati nella psiche delle persone, zone anche dentro internet dove puoi fare incontri strani. Ho avuto l’opportunità di esplorare una di queste zone, e mi ha fatto molto riflettere. Dentro c’è tutto il disagio di una generazione puttane e smatphone. Con il mio articolo ho provato a descriverla.
      P.s. Sorry se ci ho messo tanto a rispondere ma ho avuto molto da fare per studio

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