Scemo chi legge!

Ore 17,35.

Vagavo a zonzo senza una meta, il cielo bigio sopra di me cominciava ad imbrunire e i pigri lampioni iniziavano a scaldarsi in previsione della lunga e fredda notte. Ero disperso per le vie della città, come lo si è tra i cunicoli di un labirinto, come lo si è in una giungla fatta di vetrine, di neon sfarfallanti, una giungla fatta di bar e locali da cui esce il brusio sommesso della gente, parole, risate, dibattiti che come fumo salgono e si dissipano nel nulla.

Ero disperso alla ricerca di chissà che cosa, alla ricerca di chissà chi, forse di un volto, forse di un sorriso o forse semplicemente avevo bisogno di camminare per smaltire i pensieri di troppo, per lasciar correre la fantasia come si fanno correre i cani nel recinto, per cercare le parole giuste, per cercare qualcosa che non riuscivo a trovare nemmeno in me stesso.

Ho alzato lo sguardo, smettendo di fissare ciottoli e tombini e per un attimo mi sono guardato attorno.

Un’insegna sopra una vetrina mi ha fatto fermare.

Ho sorriso. E non ci ho pensato due vote ad entrare.

Sopra l’insegna una scritta. In rosso. Lettere eleganti: libreria.

Sono entrato. Il tepore della grossa stanza mi ha avvolto, come un mantello caldo in una fredda giornata, il famigliare profumo di libri mi ha invaso le narici, la vista di mille libri, volumi e volumetti accalcati sopra le ordinate mensole è apparsa al mio sguardo.

È stato come tornare lì, dove tutto ha preso forma, dove è scoccata la scintilla, dove è nata la passione, lì al punto di partenza di un lungo, lunghissimo viaggio.

Lì dove tutto è iniziato.

Ho sempre amato scrivere, sputare le lettere, le frasi, le parole, con i battiti del cuore sincronizzati con il cursore, con una passione che non si può delineare nei margini del foglio, che non si può disegnare né tanto meno descrivere ma che si può solo trasmettere, che spero di trasmettere pigiando quella qwerty, titillando una per una le lettere della tastiera.

Ma non vi può essere scrittore, giornalista o semplicemente ragazzetto che sputa articolini nell’oceano del web senza una passione dietro: la lettura.

Mi sento in colpa (e anche tanto) perché ultimamente non leggo. O meglio sfoglio distrattamente le pagine di qualche volume di anatomia, leggo editoriali e articoli pescati nel mucchio dei giornali in salotto, faccio zapping virtuale tra blog e pagine web, ma mi mancano loro.

Mi mancano i libri.

Un libro è la pace dei sensi. Lo osservi. Cazzo come ti piace! Sei come un nuotatore che osserva la piscina prima di tuffarcisi dentro. Lo afferri con entrambe le mani, lo giri e lo rigiri, senti sotto le dita la rigida e fredda copertina a volte ruvida, a volte liscia.
Scorri con i polpastrelli tutta la sua lunghezza fino a portarti al margine. Con il pollice fai scorrere velocemente tutte le pagine. Le sfogli con rapidità. È bellissimo il suono del fruscio delle pagine. Non ti importa quanto è lungo, non ti importa se è è un grosso tomo o un’edizione tascabile. Finalmente è tra le tue mani! Lo scruti. Osservi l’immagine in copertina, leggi incuriosito il nome dell’autore che può essere un perfetto sconosciuto o il compagno di mille avventure. Osservi i disegni, il bordino, le rifiniture. Ti piacciono i dettagli in un libro. Conturbanti lettere in rilievo, un segnalibro che spunta da una pagina. Nelle ragazze ti sei sempre innamorato dei dettagli, con i libri non sei da meno. Osservi la leggera patina di polvere che lo copre, probabilmente per essere stato troppo tempo su uno scaffale, troppo tempo chiuso ai tuoi occhi. Ti innervosisce quello strato di polvere, ci passi sopra lievemente con le mani, ma delicatamente come se avessi paura di fargli male, come se anche lui provasse delle sensazioni. Ti accorgi che anche il bordino superiore è impolverato, soffi allora delicatamente e vedi nell’aria un piccolo sbuffo di polvere prendere vita. Il momento di aprirlo è giunto. Apri la prima pagina e senti il suo profumo. L’inconfondibile profumo della carta stampata. È inconfondibile il profumo di libro nuovo, di libro stampato da poco che è appena stato esposto. Ma è inconfondibile anche l’odore di libro vecchio, di libro che è rimasto in cantina o in solaio per degli anni e che tu riprendi in mano dopo una vita e ti sembra di aver disseppellito un tesoro, di aver trovato qualcosa di raro.

È il momento di iniziare a leggere.

È il momento che attendi magari da tutta una giornata. Che hai aspettato con ansia, che senza accorgertene ti fa sorridere, che ti fa battere il cuore. Hai fame. Molta fame. Hai fame di divorare quelle pagine, voracemente, una alla volta, lettera per lettera, parola per parola. Assaporarle. Hai voglia di farti avvolgere dalla trama come la preda di un serpente. Hai voglia di farti sorprendere, vuoi piangere o vuoi ridere. Non importa. Lo deciderà l’autore. Ti affidi totalmente a lui. Leggere. Leggere. Leggere. E come quel nuotatore che ammirava la piscina prendi fiato. E fai un bel tuffo. Non ci sono le voci ormai lontane della televisione e le notifiche del cellulare suonano distanti alle tue orecchie ormai ovattate. Non una sirena in lontananza, non la musica del pianista che suona in mansarda, non il cane che abbaia. Nella tua mente fai il vuoto. E quel vuoto lo riempi leggendo. Diventi il protagonista, l’antagonista, il buono, il cattivo. Decide l’autore. Corri a piedi nudi per il deserto, esplori gli abissi a una profondità di ventimila leghe, scali l’Everest, urli “Expecto Patronum”. Non lo so. Non decido mica io. Ti innamori, odi, giuri e spergiuri, nasci, vivi, muori, cadi e ti rialzi, scappi o insegui, voli o navighi, sei povero, ricco, re, regina, principe, cavallo o fante. Impari, scopri, ti scopri, conosci, esplori. E ancora. Ascolti, urli, canti, combatti e trionfi, acquisti e conquisti, mangi, bevi, assaggi, assapori. E il bello che sei seduto sulla poltrona di casa tua, a letto con una candela accesa, sulla metro mentre vai a lavorare, o su un aereo mentre attraversi l’oceano. Ma in quel momento tu non sei lì. Sei a mille miglia di distanza o addirittura su un altro pianeta. Cazzo sì! E le emozioni scorrono come sangue da una ferita, le stesse emozioni che ha provato l’autore mentre nel buio della sua cantina, a chissà quale orari assurdi, scriveva. Le emozioni che nessun film ti fa vivere, vedi i dettagli che non possono essere inseriti nemmeno nella più spettacolare delle inquadrature, vivi gli effetti speciali. Esatto: vivi. Vivi! Leggere ti fa sentire vivo. Leggere mi fa sentire vivo.

Ho guardato tutti quei libri.

L’infelicità di doverli lasciare lì chiusi sullo scaffale, la curiosità di non sapere di cosa parlano, di cosa trattano, la frustrazione di sapere che ci sono ancora tante storie da proiettare con la fantasia.

Ma tornerò.

Tornerò a leggere.

Sono uscito, chiudendo la porta delicatamente come quando lasci la stanza dove riposa la persona che ami.

Ho ripreso a camminare.

Un muro. Una scritta con lo spray: scemo chi legge!

Ho sorriso. E mi sono rituffato nel labirinto di neon, negozi e vetrine. Nel guazzabuglio di vicoli costellati da persone, ognuna delle quali nasconde storie, peripezie, intrighi e avventure. Che un giorno verranno scritte. Che un giorno verranno lette.

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito.. perché la lettura è un’immortalità all’indietro.” Umberto Eco

Un pensiero su “Scemo chi legge!

  1. Le librerie e i libri di carta hanno un fascino che mai potranno avere le “librerie on-line” e neppure gli e-books. Una volta sognavo di aprirne una tutta mia, con uno stanzino adiacente dove si poteva prendere tè e cioccolato, con qualche pasticcino o qualche fetta di torta … poi la mia strada mi ha portato altrove

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