La giornata di Re Alberto

Re Alberto è piuttosto giovane. Ha appena 4 anni. Uscito fior di conio nel 2013 è una bellissima moneta Belga. Lucida e sfavillante fa la sua bella figura nel portamonete di chiunque. Il volto di profilo, le piccole ma accentuate rughe, i lineamenti del viso, i dettagli dei capelli e della montatura degli occhiali sono coronati dalle 12 stelle dell’Unione Europea. Re Alberto è proprio una bella moneta.

Ma se il vero sovrano è scranato sul trono del Belgio a ricevere capi di stato e ad impartire ordini ai suoi sudditi, in quella che possiamo definire come la noiosissima vita di un monarca, il nostro amico Re Alberto ha una vita decisamente meno monotona…

-Buongiorno, un caffè per favore!- Sono le 5,30 del mattino. Roeselare, Belgio, Stazione di servizio dell’autostrada E403. Ed è subito un tintinnio di monete mentre due dita frugano nel borsellino di una ragazza. Turista, forse tedesca, giovane, capelli rossi e lentiggini stampate su una pelle troppo chiara lasciata scoperta nelle gambe affusolate.
-Lasci stare, offro io-
La ragazza si gira.
A parlare è stato (in uno stentatissimo inglese) quello che potremmo definire lo stereotipo del camionista che ognuno di noi si è creato nella sua fantasia. Braccia muscolose e pelose, camicia a quadri lercia che copre la pancia in rilievo, macchie d’unto ovunque e due baffoni che ricordano quelli di Mario Bros.
-Danke…-
Occhiolino del camionista.
La ragazza trangugia il caffè ed esce visibilmente imbarazzata. Se non addirittura spaventata.
Il camionista scoppia a ridere e da una pacca ad un compagno di viaggio probabilmente conosciuto qualche ora prima sulle strade ancora buie del Belgio.
-Danke!- ripete l’omone al barista della stazione di servizio allungandogli una moneta per il suo caffè e quello della tedesca ormai lontana da quel pessimo soggetto.

È Re Alberto. La sua giornata inizia così. In quel bar, in quel luogo dove tanti volti passano, collidono, si fissano e poi come arrivati spariscono, chi con un cornetto, chi con il giornale locale. Re Alberto cade rumorosamente in mezzo a tanti altri volti, in mezzo a tante altre monete luccicanti che sono valse un dolcetto, un quotidiano o un pacchetto di sigarette. Ce ne sono a dozzine di Re Alberto. Molte simili, (differiscono chi per la data di conio, chi per qualche graffio sul volto, chi per qualche altro impercettibile dettaglio) ma tutte, e dico tutte, differiscono per la loro storia. Alcune sono rimaste chiuse per anni in una cassaforte, altre hanno vissuto, viaggiato, e ormai hanno perso la loro lucentezza ma sono fiere di aver visto il mondo. Re Alberto non ha visto il mondo. È troppo giovane. Ma il suo passato non ci interessa. Forse ha passato mesi in un maialino salvadanaio di un bambino, forse è rimasto nascosto sotto i sedili di qualche autobus o di un cinema prima che qualcuno facesse una fortunata scoperta. Nessuno lo saprà mai.

Re Alberto però luccica. E deve essere proprio questo dettaglio ad attirare l’attenzione del commesso del bar che per dare il resto ad un arzillo vecchietto sceglie proprio lui.

E il viaggio di Re Alberto continua.

Il tintinnio delle monete segue ritmicamente quello dei passi dell’uomo, che cammina velocemente. Si ferma. Il tempo di una sigaretta. Re Alberto sente il calore della tasca dell’uomo, e la fredda mano del vecchio che si infila nel taschino e giocherella con le monete come se stesse aspettando qualcuno. Cade nelle tasche il pacchetto di sigarette e l’accendino. Re Alberto però è al buio. Non vede. Sente solo le voci.
-Un biglietto per Roubaix, vado a trovare mio figlio in Francia per il fine settimana-
-Ecco, prego. Sono otto euro e venti-
Re Alberto sente una mano avvicinarsi. Sente la pelle toccare il freddo metallo, sente il frugare delle dita e prendere diversi suoi colleghi tra l’indice e il pollice della mano.
-Perfetto, ci sono tutti. Grazie e buon viaggio- dice la voce probabilmente di un bigliettaio fuori campo.

Re Alberto questo giro l’ha scampata. È ancora nelle tasche dell’uomo. Non sa per quanto. Non sa da quanto. È rinchiuso in quella tasca di stoffa così calda e confortevole.
-Le 8 in punto. Questa corriera non me la lascio certo scappare. Oh issa-
“Vecchio muoviti che voglio prendere un po’ d’aria”. Potrebbero essere questi i pensieri di Re Alberto. Ma lui è impassibile. E inizia l’attesa. Passano minuti, forse ore, e gli unici rumori che si sentono sono il vociferare della gente e il chiasso di un vecchio pullman Ford che prende le strade secondarie della campagna belga. Nella tasca è buio. Non ha molti compagni di viaggio. Gli è sembrato di vedere un bel venti cent nuovo nuovo dell’Olanda (ma si sa Belgi e Olandesi non vanno troppo d’accordo) e un vecchio euro con su l’aquila tedesca tutta zigrinata dal tempo. Il pullman fa una sosta lunga. Circa venti minuti, se non mezz’ora. Deve essere la frontiera. La Francia è solo a due passi da qui…

-Papà!-
-Sebastian!-
Un caloroso abbraccio.
-Non vedevo l’ora di vederti!-
-Anche io, ma alla dogana c’era coda abbiamo fatto un ritardo di almeno trenta minuti-
-Tranquillo papà! E hai visto come cresce bene il piccolo Kiko?- A parlare è un uomo alto, con i capelli brizzolati nonostante la giovane età. Fissa il padre con gioia, la attesa di una lunga settimana è finita.
-Nonno!- Terza voce fuori campo. Un bambino. Sette anni appena compiuti. Biondo. Occhi azzurri. Un principino.
-Aspetta aspetta che il nonno ti fa un regalino- E la mano dell’uomo si fionda in tasca.

E prende Re Alberto. Re Alberto si era assopito. Cazzo, proprio non se lo aspettava di essere preso così brutalmente e strappato al calore della tasca. Una fresca brezza gli accarezza il viso e la doratura del suo core riflette i raggi del sole.

-Tieni Kiko. Questi sono per le caramelle!-
-Come si dice?-
-Grazie nonno!-

E il pargolo corre via tutto contento, ed è il bambino più felice del mondo con in mano il nostro Re Alberto.
“Che ne sarà adesso di me? Non voglio finire ad arrugginire in un maialino salvadanaio”
E il pargolo corre, corre per le vie di un paesino disperso nella Francia Occidentale. Corre fino a che arriva ad un grosso portone tutto colorato. “La casa del Bon-bon” recita l’insegna sopra il porticato.
Entra di corsa. Il campanellino sopra la porta trilla allegramente.
-Vorrei il lecca lecca più grosso che avete!-
-Tieni piccolo- E Kiko porge il Re. Afferra il lecca lecca e scappa via. “Il tuo resto…” Ma Kiko ormai è andato e le parole della grassa commessa si perdono nell’aria. Alle spalle di un bambino scappato con la sua preziosa leccornia.

Re Alberto si trova ancora una volta in un registratore di cassa. Ancora una volta preoccupato per il suo futuro. Ma l’attesa anche stavolta dura poco. Molto poco. Mentre Kiko esce entra il ragionier Julien. Trillo del campanellino.
-Mi scusi Madame, sarebbe così gentile da cambiarmi cinque euro, in monete che devo pagare il parcheggio?- La grassa commessa guarda di sbieco il signor Julien. Delusa, quasi schifata che il cliente non compri nulla nella sua bottega. Apre svogliatamente il registratore di cassa e pesca tre monete totalmente a caso. Il nostro Re Alberto, un due Euro con un castello sopra e un Euro italiano decisamente molto rovinato.

Panico. Re Alberto ha capito il suo destino. Finire in una macchinetta mangiasoldi di un parcheggio nel centro del paese. Non sa dove si trova. Non sa che ore siano. Sa solo che il suo destino è segnato. Re Alberto si prepara. Sente il ragioniere che lo afferra saldamente e lo infila nella stretta fessura del parchimetro. Re Alberto scende per un lungo canalino fino a raggiungere in quella che pare una fossa comune per monete. Sente la macchinetta stampare lo scontrino. E poi più nulla. Silenzio, Silenzio di tomba. Al buio. In prigione. Per minuti. Ore. Re Alberto teme. Ha freddo. Stava così bene nella tasca del vecchio. Teme di dover rimanere lì dentro per giorni, se non settimane fino a che gli addetti alla manutenzione verranno a svuotarlo.

Ma…

-Ehi Bert. Cazzo, ho fame, ci prendiamo un panino?
-Prima finiamo con questi aggeggi-
-Va bene, ma diamoci una mossa o crepo-
A parlare è Richard, addetto municipale svogliato e frustrato. Ha tentato per diversi anni di essere ammesso alla Gendarmerie Nationale con scarso successo vista la sua sciatteria e la sua pigrizia, ma anche il suo fisico sbilenco con una spalla decisamente più alta rispetto all’altra. Ha optato quindi per la Polizia Locale dove sperava di far carriera e soprattutto di sparare un po’ come in quei bei telefilm americani che gli piace vedere il sabato in TV. Ma gli è andata male. Adesso è l’addetto ai parchimetri. Con la sua tutona azzurra e il cappellino di traverso. Bella vita. Ma ad interessarci non è la noiosa e insipida esistenza di Richard. Ma quella di Re Alberto. Lo scatto di una chiave. La luce. Il secchiello rosso per le monete che viene riempito dai due addetti. Re Alberto gioisce.
Ma mentre Bert non guarda il suo sciatto collega allunga la mano nella vaschetta. “Io voglio un cazzo di panino”. E pesca Proprio Re Alberto.

Cinque minuti dopo la nostra moneta è in uno di quei chioschi per Hot-Dog facilmente reperibili ovunque. Sulle scalinate lì di fronte una coppia si bacia appassionatamente. Lo sfaticato messo comunale si allontana soddisfatto. Passano i minuti e Re Alberto è sbattuto su quel bancone, assieme ad altre monete, vicino a dove i clienti appoggiano le birre, dove colano salse e briciole di pane. Ma la storia non finisce qui. Non vi voglio tediare con ulteriori passaggi, ma Re Alberto è presto tra le mani dei due innamorati.

-Guarda come luccica!-
-Sì, questa moneta è troppo bella- A parlare è Mike, un ragazzino di venticinque anni slavo, ma che ha vissuto per tutto questo tempo in Francia. Accanto a lui, Michelle, più giovane di circa dieci anni ma follemente innamorata. Si guardano negli occhi. Sullo sfondo il tramonto. Un bacio.
-Voglio esprimere un desiderio-
-Vai!-
-Fatto!-
-Dimmelo-
-No, che poi non si avvera-
-Lanceremo questa moneta nella fontana. Il giorno che tornerà a noi questo desiderio si avvererà-
-Ma non accadrà mai!-
-E tu che ne sai…-

E prendendo una bella spinta lancia Re Alberto nella fontana al centro del paese.

Ora cosa sia successo a Re Alberto non lo sapremo mai. Ogni mese i soldi da quella fontana vengono ripescati e donati in beneficenza. Non sapremo mai dove Re Alberto sia in questo momento. In che stato sia, se sia ancora lucente o abbia un po’ di patina. Ma ogni volta che aprirete il portafogli o il salumiere vi darà il resto potrete stringere tra le mani un Re Alberto, o un Dante o un Mozart. Monete dalle ore e ore di storie e avventure. Le storie che solo la fantasia più fervida può immaginare. Le avventure imprevedibili della gente di tutti i giorni che vorremmo conoscere.  Ma che solo un Re Alberto può vivere.

2 pensieri su “La giornata di Re Alberto

  1. Io sono appassionato di numismatica. Presto sceglierò una altra bella moneta a cui dedicare una storia. Ne ho già una in mente: la Grace Kelly di Monaco una storia l’avrà. La più rara e costosa moneta da collezione da 2 Euro in assoluto!

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