Get happy – La felicità la somministrano gli infermieri

“Ognuno prima o poi scopre il suo destino e penso che tu lo abbia scoperto proprio in questi giorni! Vedere che fai questi progressi mi riempie il cuore di gioia, sapere che tutti gli sforzi che abbiamo fatto per tenerti in vita ti stanno donando questa felicità per me non ha prezzo! Mi fanno capire che anche questa che sto percorrendo è la mia strada! Sono fiera di te”

Un messaggio. Due persone. Ovviamente mandante e ricevente.  Una studentessa di infermieristica e uno studente perso. Non sa neanche lui cosa fare. Ma oggi non è scritta la sua storia. Ma quella di un’altra studentessa. Quasi infermiera. Infermiera al 98%. Che della sua vita ha già capito cosa fare.

Gli infermieri sono delle persone speciali. Così pensa il ragazzo che ha ricevuto il messaggio. Appena sei mesi fa, settimana in più o settimana in meno, stava morendo. Oggi è vivo e vegeto. E fa un sacco di cose. Ma come vi ho anticipato oggi si parla di infermieri.

Get happy!

Lo cantava il Dottor House alla sua amica Lisa mentre stava morendo. Sii felice. Non tanto perché stai morendo ma perché ci sono qua io. Get happy! Così pensano gli infermieri. L’ho capito io che faccio ambulanza al loro fianco, come volontario in Croce Rossa da sei anni, ma anche il mio amico. Lui non fa ambulanza. Ma ci è salito. Andato in rianimazione, più di la che di qua, dopo un bruttissimo incidente. Get happy! Di cosa coglione? Che sto morendo. Get happy che ci sono gli infermieri.

Adesso parlo io. Che di infermieri ne ho conosciuti a decine se non almeno un centinaio. E tutti li fissano male, li vedono come dei badanti. Hanno studiato “solo” tre anni (se non cinque), corsi su corsi di formazione sanitaria molto avanzata. E poi i farmaci. Sarà pur il medico a deciderli, ma loro li preparano, li dosano e li somministrano. Una responsabilità che vale più del brutto sguardo che gli dedichi appena ti accolgono in Pronto Soccorso. “Ma non c’è un medico?”. Io non rispondo mai come volontario di ambulanza. La risposta se la daranno da soli alla loro dimissione. L’elettrocardiogramma che può far tardare di anni la morte spesso è fatto in ambulanza, con minuti, parecchi minuti di anticipo direttamente dall’infermiere. E se hai il QT che fa le acrobazie sono loro ad accorgersene e a portarti dal medico giusto, nella sala giusta nel momento più sbagliato della tua vita. Dosaggi, punture, pillole di mille e mille colori. Gli infermieri sono la sfumatura della medicina. E sono le sfumature a rendere la bellezza di un quadro o di un tramonto. “Ma non hanno fatto medicina perché non hanno voglia di studiare”. Lo dicono in molti. Aggiungo una cosa io. Non l’hanno fatta perché è una materia scientifica. L’infermieristica è una materia umanistica, prendere a cuore un anziano, o peggio un bambino, in cui la settimana è solo un conto alla rovescia per la fine della fine è un incarico in cui ci vuole un’umanità che non è un esame di laurea. Un’umanità che non imparano sul Martini, ma stringendo delle mani, palpando un addome, rilevando una glicemia.

Ora però lascio la parola ad un amico. Che sull’ambulanza ci è salito solo una volta. E spera di non salirci mai più.

“Il freddo dell’inverno mi portò nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma fu solo l’inizio. Inizio di mesi e mesi in ospedale incollato ad un letto. In quel bruttissimo reparto chiamato rianimazione dove ogni giorno fanno l’appello. E gli assenti significa che dal loro sonno non si sono più svegliati. Mesi di vita ventilata, di vita appesa a un filo, spesso più di uno, spesso appesa a tubi che fanno tutto loro ma spronano il tuo cuore a non mollare. Cuore che batte timidamente, spaventato da quel che è accaduto, sconvolto da come sarà uscire da quelle mura calde e da quel materasso comodo. Ero lì. Prima mi sveglio dal coma, poi mi incazzo, poi mi spavento. Ed erano lì anche loro. Sempre. Gli infermieri. Ne vidi una in particolare. Ho ricordi confusi di quei momenti come sono confuse le emozioni, la gioia mista alla disperazione per essere vivo ma in quelle condizioni. Con la paura di non poter correre più i cento metri, di non poter più ballare la notte in disco e addormentarmi con una ragazza. Ero disperato. Poi vidi lei. Ha la mia età, forse è addirittura più giovane. Una quasi infermiera. Il suo ultimo tirocinio la prova del nove. Nel reparto più tosto, dove la vita è un videogioco. Ma la partita non la puoi ricominciare, la devi giocare bene. Anzi devono giocarla bene loro. E ci sono anche gli infermieri. Parliamo di questa ragazza. Ogni mattina era la prima persona che veniva a salutarmi anche se il mio sonno era comatoso e la sera mi salutava per ultimo. Anche quando mi sono svegliato mi sorrideva. Un sorriso che io cercavo di ricambiare dal tubo della tracheotomia. Non riuscivo a parlare ma i pochi vocaboli che riuscivo a dire erano per lei. Non mi ero innamorato, dai come puoi innamorarti di una ragazza conosciuta quando non riesci nemmeno a farle l’occhiolino. Ma mi sono innamorato del suo stile. Del suo e di quello delle sue colleghe. Che mettono le mani ovunque, nel sangue e nella merda, che hanno una responsabilità immensa: un mg di meno o di troppo fa la differenza. Dopo un mese di rianimazione sono passato alla riabilitazione. Anche lì infermiere bravissime, di quelle che ti tirano su il morale quando piangi perché temi di non poter camminare. Ma dimesso, definitivamente non finisce qui. Io scrivo su Facebook un post dove ringrazio tutti. Lei mi scrive. Mi chiede semplicemente come sto. Non vuole sapere altro. La ringrazio e ogni tanto ci scambiamo due messaggi. Nessun doppio fine da entrambe le parti solo l’interesse di una ragazza che ha stretto la mano alla morte e le ha detto torna più tardi. Fino ad oggi. Che mi ha mandato questo messaggio. Quello all’inizio di questo scritto. Le infermiere sono così. Tutte. Saranno badanti, cameriere di pasti a chi non si riesce ad alzare, impiegate di ufficio sanitario, lettrici di Ecg, lavatrici di persone e barman di cocktail di farmaci. Ma in tutto ciò sono anche un’altra cosa: somministratrici di vita e felicità!”

Get happy!

Due testimonianze. La mia e quella del mio amico. Dedicate a un lavoro faticoso, difficile e pieno di responsabilità.

Responsabilità di vita.

Get happy!

Testo dedicato ad una nostra amica che presto sarà infermiera sulla carta. Ma nel cuore lo è già!

6 pensieri su “Get happy – La felicità la somministrano gli infermieri

  1. amleta

    Io posso dirti che ho vissuto quasi metà della mia vita ormai e quando vedo un dottore mi guasto. Quando vedo un’infermiere no. Il mitivo? Semplice: i dottori non ascoltano. Gli infermieri sì. E non è questione di tempo ma di empatia e umanità. Non so cosa succede nella facoltà di Medicina ma so che vi abituano al distacco dal paziente, cosa che dicono migliora l’approccio al problema. Ma posso dirti che i dottori che avevo prima sapevano ascoltare ed erano quasi dei confidenti. Adesso sono diventati miei nemici. Il fatto è che io e altre persone,con cui mi son confrontata negli anni, non veniamo ascoltate. Inoltre non veniamo neanche informati su certe cose importanti e poi i dottori s’arrabbiano se li troviamo su internet. Personalmente ho avuto dolori gastrointestinali per anni e ho dovuto scoprire da sola che pur essendo io intollerante al lattosio avevo più terapie farmacologiche con farmaci con eccipienti al lattosio o con pellicola di lattosio. Questo dopo anni e anni che lamentavo diarrea e dolori allo stomaco. E nessuno si è mai premurato di controllare i farmaci che prendevo e di ascoltarmi quando dicevo che c’era qualcosa che non andava e nessuno mi ha prescritto analisi di alcun tipo ( perchè la regione deve risparmiare ). Dunque visto che tu stai studiando Medicina devo dirtelo: “Ascolta bene il paziente” e vedrai che sarai amato da tutti.

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      1. amleta

        Oh allora buon proseguimento di studi. È decisamente meglio fare ciò per cui si ha na passione. Ma da scrittrice professionista ti consiglio di stare attento agli editori che chiedono soldi perchè in Italia ce ne sono moltissimi che sfruttano la voglia di scrivere delle persone per i propri scopi commerciali. 😊

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