L’11 settembre visto da un bambino di 6 anni. Cresciuto a panini al ketchup, giornali e lezioni di vita

Era l’11 settembre del 2001.

Io, a soli sei anni, ero coricato in mezzo alla cucina della zia paterna che mi stava preparando la merenda. Ricordo ancora che mangiavo pane e ketchup. Già a sei anni la mia cultura culinaria era disgustosa.

Guardavo il mio programma preferito. La Melevisione. Nonostante non abbia nulla a che vedere con questo articolo, vorrei sottolineare che era una generazione diversa, che era una generazione nutrita a compiti e televisione, nutrita di programmi simpatici e le decine di libri di Geronimo Stilton. Non esistevano gli smartphone, non esisteva la monotonia dei social. Ma la bellezza di una merenda con la zia. Anche se al sapore di ketchup.

Bambini, milioni di bambini, incollati a rai 3 quel giorno videro la storia. Qual giorno che cambiò la storia con il più grave attentato mai fatto in tutto il mondo.

Toniocartonio smise di parlare. Programma cancellato da una diretta da New York che inquadrava le due torri ancora alte, ma piene di fumo. Due torri che crollarono in diretta davanti agli occhi di milioni di persone attaccate alla tv. Schermo testimone della tragedia Newyorchese.

Oggi la voglio ricordare così. I ‎2 996 deceduti nell’attentato, gli oltre 6000 feriti e le conseguenze che portò a milioni di persone che avevano perso chi una cara persona, chi un figlio, chi la possibilità di vivere con la stessa serenità precedente all’attentato.

Lo voglio ricordare a modo mio.

Introduco il tema. Se siete interessati internet è colmo di testimonianze di quel giorno, parecchi libri furono scritti da chi è sopravvissuto e voleva raccontare la sua esperienza. Parecchi video documentano ogni secondo di quella terribile giornata.

Io sono cresciuto nella generazione “Bambini che guardavano il FantaBosco” ma da lì è nato, non solo per me, un interesse globale alla lotta alla violenza, una violenza così grande che è stata vista in tutto il mondo e l’11 settembre è una data simbolica che richiama centinaia di pensieri.

Da allora anche io mi sono informato molto, seppur non potendo fare nulla per lottare contro guerre che ci circondano per lottare contro il male che persevera nella testa di alcuni elementi. Non si può lottare contro una guerra da Parma. Anzi sì. Lo si può fare informandosi.

Io ho letto un reportage bellissimo sull’11 settembre, fatto da Repubblica esattamente 10 anni dopo l’attentato nella versione Atlante. La nostra forza sta nell’informarci sta nel cercare di capire perché è sbagliato lanciare un aereo contro un grattacielo, cosa che sembra banale, ma ti fa capire che qualcuno ha avuto il coraggio di farlo.

Capire non solo quello. L’importanza di polizia, sì quella che ti sta tanto sui coglioni quando ti dà la multa, l’importanza dei pompieri anche se tu li hai visti salvare solo un gatto, l’importanza delle persone.

Che l’11 settembre fecero la differenza, ma che la fanno anche qui a Parma. Una piccola parte che può fare ognuno di noi, una piccola parte di educazione civica, di buona cultura, di amore per la vita, non solo la nostra ma anche quella degli altri.

Da allora, dall’11 settembre il mondo è cambiato. E come è nato il pregiudizio “musulmani tutti terroristi o criminali”, come il conflitto tra il nord e il sud si è intensificato, come l’odio e l’amore per una religione sono diventati elementi di politica. Una politica che sbaglia sempre di più nel cercare voti con una croce in mano e fomentando odio.

Ma l’11 settembre lo dobbiamo vivere tutti non come un fatto storico a cui abbiamo assistito.

Ma come un insegnamento.

Come qualcosa che ci aiuti a capire valore delle persone, valore della fraternità reciproca anche tra popoli lontani, che ci aiuti a capire che vi sono persone che fanno la differenza nel loro umile mestiere e che per un mondo migliore, come dicono i boyscout, la differenza la facciamo noi.

Quindi quell’attentato deve spronarci. A informarci, a lottare contro i pregiudizi e l’odio insensato e a vedere come è bello il mondo quando due persone ferite si abbracciavano dopo l’attentato.

La vita è anche questa.

Una Melevisione interrotta.

Un panino al Ketchup.

E una lezione della vita.

Il tutto in un pomeriggio.

Un pensiero su “L’11 settembre visto da un bambino di 6 anni. Cresciuto a panini al ketchup, giornali e lezioni di vita

  1. Ricordo nitido. Indelebile. Hai espresso dei bei pensieri. Se posso aggiungere: Non dobbiamo aspettare un crollo, un terremoto, un incendio, … metto anche il periodo Natalizio … per abbracciarci, per darci la mano, per sorridere. Buon giornata e … buona merenda. :) Tonio Cartonio era di casa anche da noi :) .

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