PsichiatricaMente – Un Vincent che ama la pazzia

Prendimi. E portami via. Portami in un cielo dove vi è luce, dove si vola senza vento, dove non vi è la puzza di plastica bruciata, dove non vi sono centrali nucleari scoppiate che ti squarciano la pelle. Ma le radiazioni le voglio, voglio scosse elettriche nel cervello, voglio bruciare di vita, ardere di entusiasmo… sì, lo voglio e non è quel “sì lo voglio” che diciamo ad un matrimonio, è quel “sì lo voglio” perché voglio te e soltanto te. cara la mia mente deviata, perversa Ma più viva che morta.

Nella testa ho come un nido di api, e ronzano, ronzano non smettono mai di ronzare e mentre loro gridano sputando miele, io grido sputando disperazione, la disperazione di un ronzio continuo che mi arde nel cervello. Noi non siamo te. Non siamo persone normali. Psichiatrici, solo e solamente psichiatrici, che vedono il mondo a colori. E tu ci credo che lo veda come un giornale del 1800, tutto in bianco e nero, tutto scritto in piccolo e terribilmente…. Terribilmente noioso, scontato ma a prezzo pieno perché i giornali nel 1800 costavano molto. Prendimi e portami via. Come ti dico questo discorso dove non metto nemmeno gli spazi e a capo. Perché a capo ci sto cadendo. Sono sempre una riga più sotto, una riga più in basso con il corpo ma con la mente viaggio. Una mente fiorita perché dove vi sono le api vi sono anche i fiori. E germogliano, e crescono e gemmano tra gli sbardarvelli del mio cervello. Un cervello che neanche tu ti sogni perché è una mente che striscia per terra come il più feroce dei serpenti e vola nel cielo come la più forte delle aquile. E ti prendo con me. Ti prendo anche te e ti coinvolgo in pensieri sconclusionati, dove la bellezza del dettaglio delle parole ti prende e ti porta via fino a farti assaggiare la bellezza e a colmarti di disperazione. La mente è questa. La mente di un caso come me, che sta scrivendo tutto di un fiato, che ha dei disturbi sì, che ti disturbano anche te, perché non vi è logica. Che cosa è la logica? I puntini in riga uno difronte all’altro, uno in seguito come le lettere che sto scrivendo ma che rappresentano tutto meno che la logica. Rappresentano la pazzia, la pazzia con la quale vivo, convivo e amo. E la prendo e la bacio come se non ci fosse un domani, come se le pillole di Tavor fossero i confetti del nostro matrimonio. E facciamo l’amore io e la pazzia. Mi sono parato in testa, mi ha sparato la pazzia stessa. Ma non è uscito sangue. Sono usciti decine di pensieri che come vento, che come luce hanno invaso la terra. E si sono diffusi anche nel mare, galleggiando, si sono diffusi nella mente degli altri e hanno fatto l’amore anche con loro. È così bella la follia, perché non sei tu che segui i pensieri ma sono loro che seguono te. Ti rincorrono proprio ma tu non ti fai prendere. Anzi ti fai avvicinare, sputi su loro e scappi ancora. Ti piace anche la vita, la bellezza di questo incantesimo che lo sperma e la cellula uovo hanno disegnato. Non c’è un passato, non un futuro ma solo un presente. E tu il presente non lo puoi vivere guardandolo da una finestra ma lo devi vivere. Come vivere? Correndo nei prati, correndo in mezzo alla luce, e urlando, gridando più forte che puoi. Perché la vita è una puttana e noi dobbiamo prenderla e sbatterla a terra con violenza e digrignare i denti mentre godiamo l’eleganza della nostra pazzia. Eleganza è una parola che mi piace tantissimo, che vivo ogni minuto sempre di più. Noi pazzi siamo eleganti, siamo maestosi. Abbiamo anche un buon profumo. Ed è così che la vita la viviamo con uno sguardo fuori da ogni prospettiva, che spaventa le donne, che spaventa gli amici. E non importa se perdiamo un orecchio o un dito, ci importa solo che le sciocchezze anche più banali le viviamo con una profondità disarmante. Con una genialità che ci porta a vedere i colori anche quando il mondo è tutto nero. Che ci porta a scrivere della nostra stessa follia, perché la amiamo, la baciamo, ci facciamo l’amore e non vi è cosa più bella che sentire la mente che brucia, che divampa di emozioni, che arde di intensità. La vita la viviamo così, un po’ in clinica, un po’ dallo psichiatra, che ci prende e ci lega alla sedia. Ma se anche siamo legati noi corriamo. Suoniamo il violino. Facciamo disegni. Opere d’arte. Con girasoli, pistole e orecchie che mancano. Non godetevi la vita. o meglio sì, godetevela tutta. Ma con follia!

(Ispirato a una foto di Vincent Van Gogh)

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