La voce di una sardina (orgogliosa di esserlo) a Parma

Sardine, ci chiamiamo così. Noi giovani che non ci vogliamo legare. Che per noi la Lega non esiste. Io me la ricordo la Lega, mi piaceva pure. Mi ricordo ancora quando ero un adolescente con la voglia di bere, magari di fumarsi una canna, magari di votare Lega Nord. Ah, sì si chiamava lega Nord e la Padania era uno stato a parte. Nel mondo delle storie mistiche dove gli dei mitologici erano simboli politici, dove l’acqua del Po era da considerarsi acqua santa e dove il mitico Umberto Bossi ai comizi di Pontida urlava “La Lega vince, terroni di merda”. Era così il mondo. Poi è arrivato il Padano Salvini che ha allargato la Padania a tutta Italia. E guai a non essere italiano, “Prima gli Italiani”. E via con tutte quelle mosse che un politico un po’ furbo e un po’ maldestro fa. Furbo perché con i selfie si mostra vicino alla gente, vicino alle persone, uno che va in spiaggia a ballare per fare politica anche lì. Ma Salvini ha sbagliato ancora, ha sbagliato a impugnare il Rosario, a chiamare la Madonna come se fosse sua mamma e a dire un sacco di cazzate, dimostrando un QI basso oltre che un pessimo orientamento umano. Tanto da convertire una persona, io, nato di destra e adesso il più lontano possibile da quella posizione. Si parla tanto di umanità, di diritti, di lavoro, ma si parla solo di Italiani. Come se il non essere Italiani, o al massimo non Europei, ci rendesse meno uomini. Non sei uomo se hai la pelle scura e il tuo dio non si chiama Dio. È così che vedo la Lega. La Lega che non ci lega. Non mi voglio legare ad essa perché è di quell’ideologia che non ci vede tutti uguali, che ci vede sempre più i primi della classe, che ci vede sempre più in alto. Sbassiamoci. A dare una mano a chi ne ha davvero bisogno. Noi giovani dobbiamo entrare in politica, perché la politica ci riguarda e noi sardine, sì perché noi siamo sardine, dobbiamo lottare contro quelli squali che piuttosto che farsi valere venderebbero la propria madre, che ripeto non è la Madonna. Poi “Io sono una donna”: brava che ne sono 5 miliardi nel mondo. E non perché tu sei una madre, sei cristiana (che poi i cristiani hanno tutti un altro modo di porsi), perché ti chiami Giorgia sei più furba delle altre. Urlare in un palco è voler rappresentare benissimo chi si vuole imporre urlando. Perché voi avete paura, perché voi avete il terrore di essere messi da parte in un mondo che vede più in luce la bellezza dei diritti rispetto alla prepotenza di chi si impunta. Un mondo che non dovete scrivere voi, ma che dobbiamo scrivere noi, noi giovani, che abbiamo nel Dna il vostro futuro, che saremo cittadini italiani, e non Fratelli, non Cugini o qualsiasi altro grado di parentela che ci unisce simbolicamente. Io mi sento più fratello di un Negro (ah vi brucia se scrivo così? Ma voi li chiamate così!) che lotta per i diritti umani in qualsiasi parte del mondo. Io da piccola sardina oggi mi do il mio da fare. E lo faccio da una tastiera del Pc. Per coinvolgere voi giovani, voi adulti e voi vecchi. Piano piano dobbiamo farci valere, ed essere liberi di nuotare. Come sardine in mare!

Un pensiero su “La voce di una sardina (orgogliosa di esserlo) a Parma

  1. amarantamorgante

    “Io mi sento più fratello di un Negro che lotta per i diritti umani in qualsiasi parte del mondo…”
    Saggia considerazione, che evidenzia coscienza e umanità e difesa di quegli ideali e valori universali che stanno alla base dell’essere, di fronte ad un mondo sempre più restio all’aiuto del prossimo e sempre più devoto all’odio piuttosto che all’amore.
    Bell’articolo il tuo, per nulla scontato :)

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