La fine del 2019. L’inizio del 2020

Meno dieci.
Mancano solo dieci secondi alla fine del 2019.
Un 2019 che ho iniziato veramente di merda, iniziato in un letto della rianimazione in condizioni veramente pietose. Tra la vita e la morte. Ha vinto la vita.
Un 2019 che è stato molto difficile, che mi ha messo alla prova ma che è stato come una rinascita.
Voi cosa pensate negli ultimi dieci secondi dell’anno?
E mentre voi farete il conto alla rovescia, mentre voi avete puntato una ragazza carina a cui tirare il limone che vi faccia iniziare bene il 2020, io il 2019 lo rivivo tutto nella mia mente.
In soli 10 secondi.
Ma almeno quella ragazzina è carina o è un cinghiale ambulante?
Probabilmente sarete sbronzi fino al midollo e anche voi volete mettere la parola FINE nel migliore dei modi al 2019, possibilmente con una mano su un culo e una lingua in bocca, possibilmente con un botto che scoppia e distrugge il silenzio peggiore che vi tormenta, possibilmente circondati da amici e amori che hanno dato senso al vostro 2019.
Io no.
Non ho bicchieri in mano.
Nessun accendino per far saltare la bomba carta che l’amico ha confezionato con tanto amore.
Nessuno sguardo fisso verso un culo, verso un bicchiere o verso l’idolo che canta in piazza.
Stasera non è che l’inizio.

Meno nove.
Silenzio.
Rumoroso silenzio.
Silenzio nel casino. Orecchie ovattate. Occhi chiusi. Respiro profondo.
Rispettoso silenzio. Il 2019 sta morendo. Portiamo rispetto. Quel 2019 che ho tanto odiato, quel 2019 che ho tanto amato (Odi et amo) che si è preso molto e che mi ha dato parecchio. Tra un pugno di secondi sarà morto, morto e sepolto, non tornerà mai più. Addio.
Addio stronzo, ti porti via un altro anno della mia vita, ti sei portato via il mio dito medio (talaltro sto pensando di fare qualche scherzo ad amici e amiche che non lo sanno con ketchup e petardi per far prendere loro un colpo i primi secondi dell’anno), ti sei portato via tanti amici dalla mia vita  che credevo onesti e sinceri, ti sei portato via il mio piano di studi a Medicina (che ho abbandonato io e sono felicissimo di averlo fatto), ti sei portato via tantissimo.
Vattene.

Meno otto.
Eppure mi hai dato così tanto.
Tanto. Davvero tanto. Forse troppo. Tante cose che non mi merito. Nel bene e nel male. Ho imparato molto in questi 365 giorni. E non intendo le nozioni di uno di quei libri di merda che leggo tanto volentieri per diventare lo scrittore più bravo del mondo ma fin ora non sono nessuno. Nessuno. Infondo noi per il mondo non siamo nessuno. Ma per qualcuno siamo il mondo. Questo ho imparato. Che ci sono affetti, sentimenti, emozioni che valgono più di tutto l’oro del mondo, più di qualsiasi somma di denaro, che valgono il dono più prezioso che abbiamo: la vita.

Meno sette.
Ho incontrato tante persone speciali in questo anno. Ragazzi e ragazze, uomini e donne, presenze che erano silenziose nella mia vita e che tutto di un colpo ne sono diventate protagoniste. Ho avuto anche delle piacevoli novità, genitori e parenti che mi sono stati accanto, che mi hanno aiutato, che hanno condiviso con me momenti tristi e divertenti, in questa montagna russa che è la vita. Una vita che mi appariva così monotona e noiosa e che nel 2019 ha preso una piega strana. Sono arrivato al culmine della tristezza e poi al picco di felicità, passando per rabbia, gioia dolore, allegria e noia.

Meno sei.
Poi c’è stato il lavoro, lo scrivere a cui tengo tantissimo, esternare storie, emozioni, culmini di gioia e di tristezza, culmini di vita. Per me scrivere è questo, per me scrivere è mettere nero su bianco le bellezze della vita, odori e profumi, colori e sfumature, sapori e disgusti e tutto quello che rende la vita veramente bellissima, veramente magnifica, veramente speciale. Adoro scrivere, sia per lavoro che per passione, sia per amore che con nessun sentimento. Ho iniziato a scrivere un libro, ho scritto tanto sulla Gazzetta e lo concludo così il 2019: scrivendo un post su Facebook! Con amore.

Meno cinque.
Ma l’amore non è fatto solo di baci e carezze, di lettere e di post. Il consiglio di un amico che fino alle 23.59 di questo anno c’è, spesso presenza invisibile che si nasconde dietro allo schermo crepato dello smartphone ma che c’è. C’è. Ci sono amici, amicizie, o più umili conoscenze che con le loro parole, che con i loro gesti, che chi con un semplice messaggio, che chi venendomi a citofonare alle tre del mattino sotto casa, mi hanno dato qualcosa, mi hanno dato insegnamenti, consigli, supporto e affetto. Mi hanno fatto il regalo più prezioso: il loro tempo. E poi la famiglia, il lavoro, i colleghi, i compagni di squadra e di università, tutte menzioni d’onore in questo mio discorso, grandi e piccole glorie, dolori, soddisfazioni, litigi, lacrime salate e lacrime di gioia, inciampi e mani tese, mani che curano, mani che nutrono, mani che accarezzano, mani che aiutano…

Meno quattro.
In questo anno ho conosciuto una persona in particolare. Me stesso. Una persona difficile, ancora molto misteriosa, imperscrutabile. Ma una persona che quest’anno si è messa in gioco, che ha detto e fatto tanto. Una persona che ha imparato a non nascondersi dietro ad una matita, dietro la faccia da burbero e alle bestemmie. Che ha imparato che sono più importanti i fatti rispetto alle belle parole. Che ha imparato che non bisogna piangersi addosso. Una persona che è cambiata sotto tanti aspetti. Che ha imparato che non esiste destino, Dio, o fato dietro il quale nascondersi ma che è lui l’artefice di tutto, che è lui che muove i fili di sé stesso. È lui che con le sue scelte nel bene o nel male ne determina le conseguenze. È lui che ha scritto ogni singola parola, messo ogni virgola e ogni punto in questo 2019.

E poi meno tre, due, uno…

Scatta l’ora. Si sbocciano spumanti e si intrecciano lingue in baci euforici. Allora le mie orecchie si stappano. Il bilancio è concluso. Termina con la parola grazie. Grazie. Grazie della gioia che mi è stata data per tutto questo anno, grazie degli amici, della famiglia, grazie ai piccoli e grandi amori. E grazie anche delle delusioni, dei dolori, delle lacrime che mi hanno bagnato le guance. Grazie a tutto questo. Grazie a tutto ciò sono cresciuto, ho imparato molto, mi sono sentito vivo. Grazie 2019.

Ascoltate meno i discorsi finali dei politici in tv, inutili bilanci, ascoltate meno questi sermoni superflui che oggi vi riempiranno la home di Facebook. Ascoltate il vostro cuore, i vostri amici, i vostri piccoli e grandi amori, la vostra famiglia. Imparate ad ascoltare. E a crescere. Come questo 2019 ha fatto crescere me.

Buon anno a voi, alle persone che hanno reso speciale questo 2019. E a quelle che renderanno speciale i mesi a venire.

Addio 2019. Benvenuto 2020

12 pensieri su “La fine del 2019. L’inizio del 2020

  1. Bravo Nicoló, sono orgogliosa di te, dei tuoi passi compiuti nel 2019. Il mio augurio è che tu possa crescere ancora, ma con più serenità, che tu possa scrivere tanto e bene come in questo post, che tu possa essere felice nella tua vita, nonostante gli alti d bassi. Che tu possa sempre sentirti vivo e del mondo. Auguri Nicoló! 😘

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