La pecora che voleva morire

La pecora urla, la pecora si dispera
Inizia così il racconto di stasera
Che filastrocca non è, ma è una storia vera
Tutte le fiabe in una raccolta
Inizian con “C’era un tempo, c’era una volta…”
Ma questa fiaba non è: quindi ascolta!
Come dicevo la pecora urla, la pecora grida
E nonostante la vita a lei sorrida
Si tratta di una pecora con istinto suicida
“Di cosa hai paura bella bestia?”
Le chiedono i suoi amici con un po’ di molestia
Ma la pecora risponde senza modestia
“Voglio morire la voglio fare finita,
Da questa vita sono sfinita!
Mi sento un po’ persa un bel po’ smarrita”
“Non temere sei una pecora non un coniglio”
Le dicono le amiche dal loro giaciglio
Ascolta noi che ti diamo un consiglio
“Sono distrutta, son disperata!
Di un pecoron mi sono innamorata!
E lo stronzo non mi ha mai amata”
“Ma cosa dici, sarà mica vero?!
Dove si trova in questo maniero?
Che da pecora bianca il tuo color non diventi nero!”
Le pecore nere non sono ben viste
Come se le colleghe fossero razziste
Una pecora nera è una pecora triste
La pecora disperata dice quindi alle amiche
“Noi lavoriamo quasi quanto formiche
Che ne sarà or della mia psiche”
Ma nella cascina c’è un bellissimo gallo
E dietro di lui c’è anche un cavallo
Poi pure un somaro col muso un po’ giallo
Si radunano assieme dalla pecora depressa
All’interno dalla cascina e rimessa
E le dicono con voce perplessa:
“Di cosa ha paura la tua bellissima lana?
Il primo amor spaventa e allontana
Ma non esser schicca come un’umana
La vita è bella, uno spettacolo maestoso
Ed è bella lo stesso anche senza moroso!
Ma non è solo uno spettacolo grazioso,
è uno spettacolo stupendo!
Che non devi buttare morendo
Con tanto amor te lo stiamo dicendo
 Bada a ciò, bada a questo!
Non badare al resto…
Che dopo tutto l’amore intenso brucia presto.

… et amo!

Uno sguardo.
Voi vi assomigliate terribilmente. Siete uguali. Stessi dettagli curati con un design simile tra di voi. Il vostro volto cambia solo per sfumature, centinaia di colori che vi dipingono le bellezze del profilo.
La pelle ruvida. Quasi piacevole da carezzare.
Un profumo. Un po’ secco, ma molto amato, tutto sommato gradevole.
Il nostro rapporto comincia così.
Con una carezza, con i miei occhi che apprezzano i dettagli, che sono quasi avidi di volerli vedere tutti. Li si vuole apprezzare, li si vuole scorrere, li si vuole amare.
Le mie mani ti impugnano. Ti afferrano quasi con impazienza.
Sì il momento che vivo con voi è così. Si vorrebbe scoprire tutto e subito ma al tempo stesso assaporare le mille e mille sfumature di una profonda bellezza, di ciò che si ama e che si desiderava da incredibilmente tanto tempo.
E così ci apriamo. Tu ti apri con me ma io mi apro con te.
La tua intimità diventa parte integrante della mia e viceversa. Viceversa. La parola che dice tanto ma veramente tanto di noi. Tu dici una cosa, io la penso. Io penso una cosa, tu la ripeti con parole tue, ma spesso la cambi. Ne cambi il finale. Il finale di una frase così bello da scoprire, così bello da vivere.
Ho fretta. Tu hai tranquillità.
E al contrario quando tu hai fretta vorrei che fosse tutto più tranquillo.
Ci si ama così. In quello che può essere un minuto o in quella che può essere una giornata.
E tu ti apri sempre di più. E io ti esploro. E io ti vivo.
E, e, e e e. Tutto così di corsa. Ma una corsa al rallentatore.
Colori.
Profumi.
Luci ed oscurità.
Freddo e caldo.
Persone, ricordi, amore, odio, fame, sete, noia, felicità. Tu mi dai tutto questo.
E io ti vivo con impazienza ma al tempo stesso vorrei assaporarti fino alla fine. Fino all’ultimo.
Tu mi prendi. E mi porti con te. Mi porti nel tuo mondo, mi porti su una spiaggia lontana, nel più profondo degli abissi o nel più magnifico universo parallelo. Mi presenti persone, storie, ricordi.
In pochi secondi sono tuo.
Ma tu sei parte di me.
A volte non mi piaci, ma ti voglio assaporare lo stesso.
A volte sei infantile, ma mi fai crescere.
A volte sei noia, ma fai decollare la fantasia.
E non sei solo te. Di te il mondo è infinito.
Io però mi affeziono. Alcuni nomi non me li tolgo dalla testa. Spesso il nome di tuo padre diventa un mio idolo.
Altre volte mi allontano.
E poi avete un lato stronzo.
Mi fate piangere.
Mi fate ridere.
Mi fate impazzire.
Ma decidete voi come farmi vivere.
Io sono innamorato di voi. E voi mi fate amare.
Non siete nulla di speciale ma siete tutto.
Siete i libri.
#GiornataMondialeDelLibro

Così dicevano…

Così dicevano… il 2020 sarà il tuo anno!

Così dicevano… e io il primo gennaio festeggiavo come se fosse l’inizio di qualcosa di meraviglioso, qualcosa che ti lascia senza parole, qualcosa che dà un senso alla tua stessa vita. Ma il senso c’era già. C’era già il senso di aver intrapreso tanti nuovi percorsi, tanti nuovi progetti e di aver portato avanti quelli degli anni precedenti. Per me iniziava come una prova, dove l’obiettivo era dimostrare che quello che dicevano era corretto, che il 2020 sarebbe stato un anno bellissimo, un anno molto positivo. Così dicevano…

Così dicevano… ma poi un virus. Un virus che ha fermato l’intera umanità. E ha fermato anche me. Non mi ha contagiato, ma mi ha influenzato. Mi ha preso le giornate e le ha messe in garage, le ha messe in solaio, le ha messe in un posto dove il tempo si è fermato, dove il tempo ha tolto un senso al tempo stesso. Il tempo prosegue come una condanna in galera, prosegue come una condanna a non poter fare nulla, a sentirsi inutile, a sentirsi con la pena di dover aspettare la fine di un momento che non vorremmo fosse mai iniziato, di un momento che ci sta vietando di vederci, che ci sta vietando di incontrarci, di fare sport, di fare feste che ci sta vietando quasi di vivere. Questo non lo dicevano, non lo hanno mai detto…

Così dicevano… e io come tutti avevo grandi aspettative per il 2020. Sognavo di pubblicare un libro, sognavo di dare tanti esami all’università e perfino di entrare nell’ordine dei giornalisti. Sognavo di riprendere a fare turno in Croce Rossa, magari esagerando sognavo anche di trovare una ragazza che mi amasse e sognavo di vivere una vita migliore di quella degli anni prima, una vita piena di soddisfazioni, un momento magico. Mi avevano detto che avendo pazienza tutto sarebbe arrivato, che avendo pazienza piano piano si sarebbe realizzato tutto, un sogno dietro l’altro nella notte più magica. Ma adesso sto vivendo un incubo, l’incubo di avere tanti desideri e non poterli realizzare, l’incubo di vedere la gente soffrire, l’incubo di vedere il mondo in ginocchio davanti a quello che sicuramente sarà uno degli eventi più importanti di questo secolo. “Nel 2020 ci saranno eventi che non scorderete mai”. Così dicevano…

Dicevano tante cose… ma io come al solito non li ho ascoltati. Non ascolto mai. Non ascolto i consigli, i rimproveri, le dritte e tutto ciò che mi dicono per dimostrarmi il loro bene. Figuriamoci se ho ascoltato quello che dicevano su quest’anno. Io faccio sempre molta fatica ad ascoltare, faccio sempre molta fatica ad applicarmi. Eppure, tutti i giorni mi sveglio presto, faccio il mio dovere di studiare, di scrivere, si leggere e poi vado a letto. In questa quarantena ho riscoperto il piacere di prendere un caffè appena svegli senza fretta, ho riscoperto il piacere di fare colazione con i miei genitori, ho riscoperto il piacere di fare una bella doccia al mattino ma di quelle che durano anche parecchio che ti rilassano. Ho riscoperto il piacere di studiare, ma studiare con calma, leggere gli appunti, riscriverli e se non mi piacciono riscriverli ancora. Ho appreso il piacere di leggere un giornale andando a caccia di dettagli negli articoli, ho riscoperto il piacere di ascoltare una canzone decine e decine di volte di seguito e anche se il gesto non ha molto senso ti dà senso alla giornata. Ho riscoperto il piacere di scrivere. E di scrivere anche in dei momenti imprevedibili in momenti come adesso in cui dovrei fare tutt’altro, in momenti dove in passato mi annoiavo perché avevo tanto da fare ma senza un minimo di senso. Si riscoprono cose nella solitudine, si riscopre sé stessi, si riscopre la bellezza di una videochiamata su Skype come se fossimo distanti anni luce e magari siamo nello stesso quartiere e non possiamo vederci. Come dicevo hai la possibilità di riscoprire te stesso, di scoprire la bellezza della noia, la bellezza di poter leggere un romanzo e di viverlo come se ci fossimo dentro. Dall’inizio della quarantena ho scoperto tante cose, il valore aggiunto di coccolare il cane alla sera, il valore aggiunto di scrivere ad un amico che non sentivo da anni, il valore aggiunto di andare al piano di sotto a prendere un caffè da mia zia per poterla salutare, per poterle essere vicino anche nella sua noia. Ho riscoperto le bellezze di andare a letto presto, di leggere a letto, di mangiare un budino a merenda, di vedere un dvd che non vedevo da anni.
Nel buio della giornata, nel buio della quarantena ho riscoperto la persona di cui vado più fiero: me stesso.

Così dicevano… il 2020 sarà il tuo anno! Ci avevano preso!

Reportage su infermieri di Parma

Un mio articolo sul giornale dell’Università di Parma che riporta la testimonianza di tre giovani infermieri che lottano nei reparti e sulle ambulanze contro il Coronavirus. Un articolo a mio parere molto interessante che propongo anche qui sulla mia pagina di WordPress. A volte non si può aiutare vivendo delle avventure ma si può aiutare riportandole e facendole conoscere a molte persone. Questo è il mio impegno in quarantena!

Non ora, non adesso!

Non ora, non adesso!
Non è il momento di piangerci addosso!
Non è il momento di dire basta
Di chiudere la nostra vita in una busta
Non è il momento di baci e carezze
Di notti assieme, di gloria e ragazze
Non è il momento di un soffio di respiri
Non è il momento dei beati capogiri
Non è il momento di corse, balli e feste
Guarda il mondo dalle finestre!
Guarda i titoli dei giornali, guarda le notizie
Sintonizza le radio, accendi i tg
Garda le strade, la guerra è qui!
E tutti noi siamo chiamati a lottare
Siamo chiamati a combattere
In camera o in salotto
In cima al solaio o dal piano di sotto
Da casa nostra, dal nostro appartamento
Capisco lo sconforto
Capisco lo sgomento
Si deve lottare dalla finestra
Mai si deve abbassare la testa
Da lì sarà vera lotta
Chiacchierando sul cellulare
Guardando un film
Leggendo un libro
Convivendo con la noia
Né pianti di angoscia né pianti di gioia
Né corse nei prati o per le vie
Tutto sarà fermo, tutto sarà freddo
Della primavera non vedremo la luce
Ma tutto finirà
E saranno grida di vita
Schiocchi di dita
E di canzoni da cantare e da gridare al vento
Della squadra il festeggiamento
E combattendo nella solitudine di gruppo
Ce la possiamo fare
A vincere questa gara
Anche scrivendo delle poesie

#GiornataMondialeDellaPoesia

Tutto questo finirà…

Tutto questo finirà…

Finirà il virus, la quarantena, i telegiornali che danno orribili notizie, che contano i morti e i sopravvissuti di questa epidemia, finirà questa infezione che sta rallentando il mondo intero.
Finirà tutto. Nel migliore dei modi. Ci vuole solo pazienza.
Torneremo a correre per le vie, torneremo in Università e a scuola, torneremo a baciarci.
Torneremo a vedere le partite negli stadi, e perché no a giocarle noi stessi.
Ma il tempo non si perde mai. Non si deve perdere mai.
State in casa, sì, stateci che è strettamente necessario per la fine di questo grosso problema.
Ma non perdete il vostro stile. Metteteci del vostro.
Ammazzate il tempo. Uccidetelo. Fatelo fuori.
Curatevi. Curate la vostra bellezza. Curate tutto ciò che vi circonda.
Amatevi, ma amate voi stessi perché siete voi l’amore della vostra vita.
Prendete soffi di vita, soffi di respiri a piene mani.
Non mollate neanche un minuto.
Leggete. Il mondo è fatto per essere letto. Leggete libri che leggevate da bambini o se avrete sempre letto quelli leggete libri da adulti. Prendeteli a piene mani, sfogliateli, fate il solletico alle pagine, carezzateli e corteggiateli. Leggeteli con avidità come se fosse l’ultima cosa che leggete, leggeteli con una verve che vi farà vivere le stesse avventure incise nere su bianco.
Amate i tempi morti. Curatevi, fatevi una bella doccia ma di quelle che dura anche un’ora, un’ora e mezza. Prendetevi i vostri spazi, fate ordine nelle vostre vite.
Guardatevi un film, ma un film con stile non le solite stronzate che guardate per ingannare il tempo. Guardatevi un film di Benigni, di Fellini, di qualcuno che ha due palle grosse che fanno paura.
E vivetelo, vivete il vostro film, immedesimatevi in un personaggio e anche se conoscete già il finale abbiate delle aspettative. Date alla vostra noia una bellissima trama. Che meriterà anche un sequel.
Ma questo è solo l’inizio.
Prendete in mano il telefono. Chiamate il cugino che non sentite da anni, chiamate l’amico con cui avete litigato, chiamate la vostra ex e chiedetele scusa per tutto il casino che avete fatto. Sfogliate la rubrica del cellulare. È il momento. È il momento di chiedere scusa a coloro con cui avete litigato, è il momento di fare un bello scherzo telefonico ad una persona che non sentite da anni per poi palesarvi e farla ridere.
È il momento. È il momento di coccolarvi. È il momento di stare vicini a distanza, di scambiarvi i pensieri come si scambiano baci, è il momento di farvi carezze con un affetto che può apparire virtuale, ma che deve esserci fino all’ultimo.
Coccolatevi, anche solo per telefono, scambiatevi pensieri come si scambiano le figurine alle elementari, scambiatevi le bellezze di sensazioni, ma anche di dispiaceri, scambiatevi il profondo non la superficie.
Perché la bellezza si nasconde anche in casa, si nasconde dentro di noi.
Poi coccolatevi anche voi stessi. Fatevi una torta, dei biscotti, un mega giga hamburger.
Accarezzate il vostro cane, giocate con lui e se avete un partner o dei figli coccolateli fino allo stremo.
Fate anche cose senza senso.
Ma a cui il senso lo date voi.
Ascoltate la musica, ma non quella che danno alla radio, ma quella che vi fa emergere ricordi molto ma molto piacevoli. Quella musica che ascoltavate al liceo, nelle serate con la prima ragazza per cui avete provato qualcosa. La musica del vostro primo bacio.
Poi fate anche la routine, studiate, leggete le mail, se siete volontari andate anche sulle ambulanze a fare il vostro dovere.
Ma tutto tornerà come prima.
Tutto questo finirà.
Ma datevi un solo obiettivo: godervi anche questa situazione.
Nel vostro piccolo potete farcela.

Tutto questo come è iniziato finirà!
Andrà tutto bene!

Viaggio nel mio mondo… articolo numero 100!

Scrivevo così, quasi per gioco. Come quel giorno che preso dalla foga decisi di aprire un blog qui, su WordPress. Nella mia vita scrivere è quasi sempre stata una routine, ma non una monotona routine, una routine fatta di up and down, una routine quasi allegra da vivere. Scrivo. Sempre. Da quando ho imparato. Scrivo per passione. E adesso scrivo anche per lavoro. Amo scrivere, amo prendere le emozioni, impugnarle con le mani e donarle a voi, a volte con delicatezza a volte come se fossero sberle. Scrivere è diventata una passione.

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L’amore si può toccare

Ho toccato l’amore. E come hai fatto? Ho toccato l’amore ed è stato bellissimo.

L’amore. Indescrivibile. Imperscrutabile. Trascendentale. Eppure io l’ho toccato. Potente. Travolgente. Imprevedibile. Ho toccato l’amore ed è stato bellissimo. Sì, abbiamo capito. Ma come hai fatto?

Due cuori. Due anime. Due corpi. Due menti. L’amore inizia così. Con uno sguardo, una risata, un pianto. Simpatia, complicità, calore umano. Qualche messaggino, una chiacchierata, un bacio che scappa improvviso e inaspettato. Inizia tutto così. Due spiriti che si avvicinano, sempre di più, sempre di più, sempre più vicini. E poi si toccano. Collidono. Una scintilla. Una misera, minuscola, infinitesimale scintilla che varca il confine di una semplice amicizia. E fa scoppiare una bomba. Una polveriera che si annida nel cuore di ognuno di noi.

Ho imparato tanto dall’amore. Nell’ultimo anno. Negli ultimi mesi. Negli ultimi giorni. Nelle ultime ore.

E l’ho toccato.

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La fine del 2019. L’inizio del 2020

Meno dieci.
Mancano solo dieci secondi alla fine del 2019.
Un 2019 che ho iniziato veramente di merda, iniziato in un letto della rianimazione in condizioni veramente pietose. Tra la vita e la morte. Ha vinto la vita.
Un 2019 che è stato molto difficile, che mi ha messo alla prova ma che è stato come una rinascita.
Voi cosa pensate negli ultimi dieci secondi dell’anno?
E mentre voi farete il conto alla rovescia, mentre voi avete puntato una ragazza carina a cui tirare il limone che vi faccia iniziare bene il 2020, io il 2019 lo rivivo tutto nella mia mente.
In soli 10 secondi.
Ma almeno quella ragazzina è carina o è un cinghiale ambulante?
Probabilmente sarete sbronzi fino al midollo e anche voi volete mettere la parola FINE nel migliore dei modi al 2019, possibilmente con una mano su un culo e una lingua in bocca, possibilmente con un botto che scoppia e distrugge il silenzio peggiore che vi tormenta, possibilmente circondati da amici e amori che hanno dato senso al vostro 2019.
Io no.
Non ho bicchieri in mano.
Nessun accendino per far saltare la bomba carta che l’amico ha confezionato con tanto amore.
Nessuno sguardo fisso verso un culo, verso un bicchiere o verso l’idolo che canta in piazza.
Stasera non è che l’inizio.

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La voce di una sardina (orgogliosa di esserlo) a Parma

Sardine, ci chiamiamo così. Noi giovani che non ci vogliamo legare. Che per noi la Lega non esiste. Io me la ricordo la Lega, mi piaceva pure. Mi ricordo ancora quando ero un adolescente con la voglia di bere, magari di fumarsi una canna, magari di votare Lega Nord. Ah, sì si chiamava lega Nord e la Padania era uno stato a parte. Nel mondo delle storie mistiche dove gli dei mitologici erano simboli politici, dove l’acqua del Po era da considerarsi acqua santa e dove il mitico Umberto Bossi ai comizi di Pontida urlava “La Lega vince, terroni di merda”. Era così il mondo. Poi è arrivato il Padano Salvini che ha allargato la Padania a tutta Italia. E guai a non essere italiano, “Prima gli Italiani”. E via con tutte quelle mosse che un politico un po’ furbo e un po’ maldestro fa. Furbo perché con i selfie si mostra vicino alla gente, vicino alle persone, uno che va in spiaggia a ballare per fare politica anche lì. Ma Salvini ha sbagliato ancora, ha sbagliato a impugnare il Rosario, a chiamare la Madonna come se fosse sua mamma e a dire un sacco di cazzate, dimostrando un QI basso oltre che un pessimo orientamento umano. Tanto da convertire una persona, io, nato di destra e adesso il più lontano possibile da quella posizione. Si parla tanto di umanità, di diritti, di lavoro, ma si parla solo di Italiani. Come se il non essere Italiani, o al massimo non Europei, ci rendesse meno uomini. Non sei uomo se hai la pelle scura e il tuo dio non si chiama Dio. È così che vedo la Lega. La Lega che non ci lega. Non mi voglio legare ad essa perché è di quell’ideologia che non ci vede tutti uguali, che ci vede sempre più i primi della classe, che ci vede sempre più in alto. Sbassiamoci. A dare una mano a chi ne ha davvero bisogno. Noi giovani dobbiamo entrare in politica, perché la politica ci riguarda e noi sardine, sì perché noi siamo sardine, dobbiamo lottare contro quelli squali che piuttosto che farsi valere venderebbero la propria madre, che ripeto non è la Madonna. Poi “Io sono una donna”: brava che ne sono 5 miliardi nel mondo. E non perché tu sei una madre, sei cristiana (che poi i cristiani hanno tutti un altro modo di porsi), perché ti chiami Giorgia sei più furba delle altre. Urlare in un palco è voler rappresentare benissimo chi si vuole imporre urlando. Perché voi avete paura, perché voi avete il terrore di essere messi da parte in un mondo che vede più in luce la bellezza dei diritti rispetto alla prepotenza di chi si impunta. Un mondo che non dovete scrivere voi, ma che dobbiamo scrivere noi, noi giovani, che abbiamo nel Dna il vostro futuro, che saremo cittadini italiani, e non Fratelli, non Cugini o qualsiasi altro grado di parentela che ci unisce simbolicamente. Io mi sento più fratello di un Negro (ah vi brucia se scrivo così? Ma voi li chiamate così!) che lotta per i diritti umani in qualsiasi parte del mondo. Io da piccola sardina oggi mi do il mio da fare. E lo faccio da una tastiera del Pc. Per coinvolgere voi giovani, voi adulti e voi vecchi. Piano piano dobbiamo farci valere, ed essere liberi di nuotare. Come sardine in mare!

Arcobaleni nel cielo della mente

L’arcobaleno non si innalza solo nei cieli, appuntamento di luce dopo il burbero buio del maltempo. A volte la pioggia sono lacrime, e non lacrime dal cielo, lacrime di disperazione che nascono dall’angoscia dell’anima nel buio della mente. Precipitano dai tuoi occhi, da una psiche troppo fragile per amare anche il dolore come regalo di vita.

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Dolore in poche parole

<È cattiva la gente che non ha provato dolore. Perché quando si prova il dolore, non si può volere male a nessuno>. Leggeva questo l’altra sera. Un ragazzo di 24 anni. Lo leggeva nelle storie di Whatsapp, quelle che fluiscono veloci, quelle che alterano la monotonia delle visualizzazioni in pura quotidianità. E cosa sia il dolore è diventato un ronzio nell’alveare di immaginazioni che gli conturbano il buongiorno, che sproloquiano nelle fragili fisionomie della sua anima. Esuli spiriti che nella psiche lo discostano dalla realtà e lo riconducono nel passato. Nella più deragliata mente il ragazzo gira. E ne è felice. Felice perché non ha il coraggio di sobillare la fantasia con il degrado di augurare il dolore a qualcuno. Semplicemente perché il dolore l’ha visto. In abiti civili o con indosso una divisa non solo l’ha visto: l’ha provato.

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L’inverno è arrivato

L’inverno è arrivato. Non è vero che esiste l’autunno. L’hanno creato per i bambini e per i fungaioli. Per i sognatori delle pozzanghere e delle caldarroste. L’inverno è arrivato puntuale, è sceso sopra i nostri volti, imbiancandoli, impallidendoli, candidi e marmorei, con quelle occhiaie olivastre di chi si sveglia con il buio e si addormenta con il buio.

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La storia di Robin. Un sacchetto di plastica nella “Giornata mondiale senza sacchetti di plastica”

Robin è un sacchetto di plastica.

Sì, ha un nome, perché abita nel negozio “Robin Hood”, un minimarket di giocattoli per bambini. È un negozio molto grosso perché si trova vicino ad una delle più grandi spiagge Italiane, dove centinaia di bambini giocano, fanno castelli di sabbia, partite a Beach volley, serate tutti assieme davanti ad un fuoco e balli nella notte.

Oggi è il giorno di Robin.

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Vita viva

Sospiri d’anima saranno le mie parole: bisbigli, mormorii e sussurri che vogliono gridare entusiamantemente nel silenzio più assordante, ruggendo feroci, urlando quanto il dono della vita sia prezioso.

L’inizio con un pianto, tra le braccia della propria madre, della donna che più ti ha desiderato, come già detto è solo la partenza.

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Piccole trattazioni d’amore

Sapevo che non avrei resistito a lungo alla tentazione.

Sapevo che prima o poi ci sarei caduto anche io.

Ma so anche che a volte, per essere originali, bisogna trattare un argomento già affrontato milioni di volte. Però sotto una luce diversa, analizzandolo nelle sue sfumature, carpirne i dettagli che magari la volta prima ci erano sfuggiti. Analizzarlo nei suoi meandri ombrosi e nelle sue parti più esposte. Osservare come si comporta la gente che ci circonda, che vediamo tutti i giorni, parlare delle nostre esperienze, delle nostre impressioni. Di come abbiamo vissuto noi una tale situazione.

Così ho deciso di ordinare un po’ i miei pensieri. Ho idee ben precise riguardo la materia e non ho paura ad esporle. Sto parlando di un argomento complicato, meraviglioso e al tempo stesso trattatissimo.

Sto parlando dell’amore. Continua a leggere “Piccole trattazioni d’amore”

L’ultimo minuto di Newton e il primo di Oliver – Giornata mondiale del cane

Due secondi.
Due brevissimi secondi.
Ma in quello squarcio di tempo brevissimo, in quel misero momento della mia vita ho avuto i momenti più significativi con chi mi ha accompagnato per tutti questi anni.

Newton e Oliver.

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Editoriali di emozioni, editoriali di vita

Leggere un giornale lo trovo sinceramente noioso. Il mio sogno è diventare giornalista e sono appassionatissimo nella lettura di decine se non centinaia di quotidiani. Sia online che cartacei. Cronaca, pareri, interviste, opinioni, passioni e politica sono fatti di vita, importanti, sicuramente da leggere per capire come si struttura la nostra società e quali sono le vie da intraprendere perché essa migliori. Ma spesso le vicende vengono scritte senza emozioni. Piatte.

Anche a leggere un libro a volte faccio fatica. Fantasy, gialli, libri d’amore o veri e propri reportage di eventi. Emozionanti, su questo non ci piove, che viaggiano nella stessa direzione di regalare momenti rilassanti, appassionando, incuriosendo, stimolando pensieri idee. Leggere libri è bello e piacevole. Ma spesso non riesco ad immedesimarmi nel protagonista principale: lo scrittore.

Così ho scoperto i blog.

Ed ho scoperto un mondo.

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In ricordo del Ponte Morandi. I cani che abbaiarono a Genova abbaiarono anche a Parma

Io nella foto con un cane durante il servizio, sotto la poliziotta che vece la differenza a Genova

L’articolo, la mia esperienza, con i Poliziotti Cinofili che fecero la differenza a Genova, riportata sul sito della Croce Rossa di Parma nella quale presto servizio come volontario. Loro vennero a Parma sia prima che dopo la tragedia del Morandi, per la sicurezza stradale con i loro amici a 4 zampe. Cani che sia a Parma ma sopratutto a Genova furono determinanti.

https://parma.cri.it/notizie/item/262-in-ricordo-del-ponte-morandi-i-cani-che-abbaiarono-a-genova-abbaiarono-anche-a-parma.html

Get happy – La felicità la somministrano gli infermieri

“Ognuno prima o poi scopre il suo destino e penso che tu lo abbia scoperto proprio in questi giorni! Vedere che fai questi progressi mi riempie il cuore di gioia, sapere che tutti gli sforzi che abbiamo fatto per tenerti in vita ti stanno donando questa felicità per me non ha prezzo! Mi fanno capire che anche questa che sto percorrendo è la mia strada! Sono fiera di te”

Un messaggio. Due persone. Ovviamente mandante e ricevente.  Una studentessa di infermieristica e uno studente perso. Non sa neanche lui cosa fare. Ma oggi non è scritta la sua storia. Ma quella di un’altra studentessa. Quasi infermiera. Infermiera al 98%. Che della sua vita ha già capito cosa fare.

Gli infermieri sono delle persone speciali. Così pensa il ragazzo che ha ricevuto il messaggio. Appena sei mesi fa, settimana in più o settimana in meno, stava morendo. Oggi è vivo e vegeto. E fa un sacco di cose. Ma come vi ho anticipato oggi si parla di infermieri.

Get happy! Continua a leggere “Get happy – La felicità la somministrano gli infermieri”

Il discorso di Attilio

“Vi sono decine di termini, centinaia di vocaboli e migliaia di parole che chi pensa di amare si sconquassa di dosso. Apre l’ombrello e si ripara. Chiude le tapparelle. Serra gli infissi. Le rifugge. Rifiuta. Rigetta. Non le vuole proprio! Le prende e le butta via. Senza nemmeno fare la raccolta differenziata! Pretende solo un intercalare dolce e romantico. Sdolcinato. Smanceroso. Apprezza la banalità. Continua a leggere “Il discorso di Attilio”

Grillo dal grilletto facile

Attualità. La notizia è appena stata battuta dalle principali testate online e da telegiornali di ogni emittente televisiva.

Grillo dichiara guerra alle bufale e alle notizie false.

Nel TG serale infatti, infilata tra le notizie ridondanti di spensieratezza (omicidi, profughi, attentati, battaglie politiche ecc ecc) ha fatto capolino l’ultima News dal leader del movimento pentastellato.

Una fucilata che ha colpito il bersaglio sbagliato. Continua a leggere “Grillo dal grilletto facile”

Il Natale dalla finestra

Il Natale è scontato, è vero. Perché ne parlano tutti, perché in queste ore e per le prossime 48 circa il nostro cervello sarà obnubilato da pandori, panettoni, bolliti e tutta una serie di cibarie che snobbiamo per tutto il resto dell’anno. La dieta per tre giorni non esiste e con il più falso dei sorrisi regaliamo l’ennesima sciarpa color merda alla prozia che tanto odiamo e che per giunta puzza pure di naftalina.

Allora perché ho deciso di scrivere sul Natale? Continua a leggere “Il Natale dalla finestra”

Le malattie dell’Internet

Ero già sotto le coperte. Pronto ad addormentarmi.

Un ultimo sguardo alle notifiche di Facebook dallo smartphone che mi illuminava il viso nel buio della camera. Mi sono imbattuto in un video.

Questo diventa virale anche se è un cancro

Ho pensato questa frase.

E mi sono chiesto per una frazione di secondo in che cazzo di lingua stessi parlando.
Continua a leggere “Le malattie dell’Internet”

Dall’altra parte del telefono

Come in ogni articolo di attualità che scrivo faccio la solita premessa. Le mie riflessioni non sono quelle di una mente illuminata, dedita a ricerche universitarie, con pregressi anni di studio, centinaia di esperienze e qualche laurea con master nel curriculum.

Sono solo le solite riflessioni (un po’ banali) di un ventunenne. Con una tastiera del pc e del tempo da perdere.

E questa premessa non è mai stata tanto dovuta come in questo articolo data la delicatezza degli argomenti che andrò a trattare.

Eppure è iniziato tutto con uno scherzo. Continua a leggere “Dall’altra parte del telefono”

Giochiamo al dottore?

Scorrevo la home di Facebook. Come al solito. Con la solita noia. Con il solito sguardo di uno che si lascia scorrere davanti la vita degli altri mostrata in foto, video, post senza troppo interesse.

Sul tavolo, di fianco al pc, ancora aperti sulla pagina delle articolazioni del gomito, il grosso trattato Anastasi di anatomia, esame che sto preparando con molto perfezionismo. Forse troppo.

Due storie diverse che si sono incrociate. Continua a leggere “Giochiamo al dottore?”

Dov’è Dio quando serve?

“Dov’è Dio? Dov’è Dio se nel mondo c’è il male, se ci sono uomini affamati, assetati, senzatetto, profughi, rifugiati? Dov’è Dio, quando persone innocenti muoiono a causa della violenza, del terrorismo, delle guerre? Dov’è Dio, quando malattie spietate rompono legami di vita e di affetto? O quando i bambini vengono sfruttati, umiliati, e anch’essi soffrono a causa di gravi patologie? Dov’è Dio, di fronte all’inquietudine dei dubbiosi e degli afflitti dell’anima?”

Queste sono le parole del papa pronunciate venerdì ai giovani a Cracovia, dopo aver fatto tappa ad Auschwitz con foto e video che probabilmente rimarranno nella storia.

Ma la vera domanda è “Dio c’è?”

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Analfabetismo funzionale: pigrizia e ignoranza?

Aggirandomi per i meandri dell’Internet, facendo zapping tra blog, siti e forum ho trovato un argomento di cui avevo sentito parlare poco o nulla che ha attratto particolarmente la mia curiosità. Un argomento abbastanza ostico, di cui non vorremmo sentire parlare perché ci riguarda piuttosto da vicino. E che, nonostante i centinaia (se non migliaia) di siti che lo trattano, dibattiti su dibattiti, e una pagina di Wikipedia dedicata, sia ancora piuttosto sconosciuto.

Sto parlando dell’analfabetismo funzionale. Continua a leggere “Analfabetismo funzionale: pigrizia e ignoranza?”

Il business del drammatico

Chi sfoglia con passione la carta stampata di un quotidiano, guarda i telegiornali o ascolta la radio mentre si reca al lavoro in auto ha sicuramente avuto modo di apprendere le tristi notizie che si sono succedute in questi giorni. L’incidente ferroviario in Puglia, l’attentato a Nizza e il tentato colpo di stato in Turchia, in aggiunta alla solita sfilza di omicidi, incidenti e violenze.

La settimana appena trascorsa ha richiesto a molti giornalisti di fare gli straordinari, anche per documentare le evoluzioni che ora per ora accadevano in questi contesti.

Si è scritto, detto, raccontato, filmato, fotografato tanto su questi avvenimenti.

Forse troppo. Continua a leggere “Il business del drammatico”