La pecora che voleva morire

La pecora urla, la pecora si dispera
Inizia così il racconto di stasera
Che filastrocca non è, ma è una storia vera
Tutte le fiabe in una raccolta
Inizian con “C’era un tempo, c’era una volta…”
Ma questa fiaba non è: quindi ascolta!
Come dicevo la pecora urla, la pecora grida
E nonostante la vita a lei sorrida
Si tratta di una pecora con istinto suicida
“Di cosa hai paura bella bestia?”
Le chiedono i suoi amici con un po’ di molestia
Ma la pecora risponde senza modestia
“Voglio morire la voglio fare finita,
Da questa vita sono sfinita!
Mi sento un po’ persa un bel po’ smarrita”
“Non temere sei una pecora non un coniglio”
Le dicono le amiche dal loro giaciglio
Ascolta noi che ti diamo un consiglio
“Sono distrutta, son disperata!
Di un pecoron mi sono innamorata!
E lo stronzo non mi ha mai amata”
“Ma cosa dici, sarà mica vero?!
Dove si trova in questo maniero?
Che da pecora bianca il tuo color non diventi nero!”
Le pecore nere non sono ben viste
Come se le colleghe fossero razziste
Una pecora nera è una pecora triste
La pecora disperata dice quindi alle amiche
“Noi lavoriamo quasi quanto formiche
Che ne sarà or della mia psiche”
Ma nella cascina c’è un bellissimo gallo
E dietro di lui c’è anche un cavallo
Poi pure un somaro col muso un po’ giallo
Si radunano assieme dalla pecora depressa
All’interno dalla cascina e rimessa
E le dicono con voce perplessa:
“Di cosa ha paura la tua bellissima lana?
Il primo amor spaventa e allontana
Ma non esser schicca come un’umana
La vita è bella, uno spettacolo maestoso
Ed è bella lo stesso anche senza moroso!
Ma non è solo uno spettacolo grazioso,
è uno spettacolo stupendo!
Che non devi buttare morendo
Con tanto amor te lo stiamo dicendo
 Bada a ciò, bada a questo!
Non badare al resto…
Che dopo tutto l’amore intenso brucia presto.

… et amo!

Uno sguardo.
Voi vi assomigliate terribilmente. Siete uguali. Stessi dettagli curati con un design simile tra di voi. Il vostro volto cambia solo per sfumature, centinaia di colori che vi dipingono le bellezze del profilo.
La pelle ruvida. Quasi piacevole da carezzare.
Un profumo. Un po’ secco, ma molto amato, tutto sommato gradevole.
Il nostro rapporto comincia così.
Con una carezza, con i miei occhi che apprezzano i dettagli, che sono quasi avidi di volerli vedere tutti. Li si vuole apprezzare, li si vuole scorrere, li si vuole amare.
Le mie mani ti impugnano. Ti afferrano quasi con impazienza.
Sì il momento che vivo con voi è così. Si vorrebbe scoprire tutto e subito ma al tempo stesso assaporare le mille e mille sfumature di una profonda bellezza, di ciò che si ama e che si desiderava da incredibilmente tanto tempo.
E così ci apriamo. Tu ti apri con me ma io mi apro con te.
La tua intimità diventa parte integrante della mia e viceversa. Viceversa. La parola che dice tanto ma veramente tanto di noi. Tu dici una cosa, io la penso. Io penso una cosa, tu la ripeti con parole tue, ma spesso la cambi. Ne cambi il finale. Il finale di una frase così bello da scoprire, così bello da vivere.
Ho fretta. Tu hai tranquillità.
E al contrario quando tu hai fretta vorrei che fosse tutto più tranquillo.
Ci si ama così. In quello che può essere un minuto o in quella che può essere una giornata.
E tu ti apri sempre di più. E io ti esploro. E io ti vivo.
E, e, e e e. Tutto così di corsa. Ma una corsa al rallentatore.
Colori.
Profumi.
Luci ed oscurità.
Freddo e caldo.
Persone, ricordi, amore, odio, fame, sete, noia, felicità. Tu mi dai tutto questo.
E io ti vivo con impazienza ma al tempo stesso vorrei assaporarti fino alla fine. Fino all’ultimo.
Tu mi prendi. E mi porti con te. Mi porti nel tuo mondo, mi porti su una spiaggia lontana, nel più profondo degli abissi o nel più magnifico universo parallelo. Mi presenti persone, storie, ricordi.
In pochi secondi sono tuo.
Ma tu sei parte di me.
A volte non mi piaci, ma ti voglio assaporare lo stesso.
A volte sei infantile, ma mi fai crescere.
A volte sei noia, ma fai decollare la fantasia.
E non sei solo te. Di te il mondo è infinito.
Io però mi affeziono. Alcuni nomi non me li tolgo dalla testa. Spesso il nome di tuo padre diventa un mio idolo.
Altre volte mi allontano.
E poi avete un lato stronzo.
Mi fate piangere.
Mi fate ridere.
Mi fate impazzire.
Ma decidete voi come farmi vivere.
Io sono innamorato di voi. E voi mi fate amare.
Non siete nulla di speciale ma siete tutto.
Siete i libri.
#GiornataMondialeDelLibro

Così dicevano…

Così dicevano… il 2020 sarà il tuo anno!

Così dicevano… e io il primo gennaio festeggiavo come se fosse l’inizio di qualcosa di meraviglioso, qualcosa che ti lascia senza parole, qualcosa che dà un senso alla tua stessa vita. Ma il senso c’era già. C’era già il senso di aver intrapreso tanti nuovi percorsi, tanti nuovi progetti e di aver portato avanti quelli degli anni precedenti. Per me iniziava come una prova, dove l’obiettivo era dimostrare che quello che dicevano era corretto, che il 2020 sarebbe stato un anno bellissimo, un anno molto positivo. Così dicevano…

Così dicevano… ma poi un virus. Un virus che ha fermato l’intera umanità. E ha fermato anche me. Non mi ha contagiato, ma mi ha influenzato. Mi ha preso le giornate e le ha messe in garage, le ha messe in solaio, le ha messe in un posto dove il tempo si è fermato, dove il tempo ha tolto un senso al tempo stesso. Il tempo prosegue come una condanna in galera, prosegue come una condanna a non poter fare nulla, a sentirsi inutile, a sentirsi con la pena di dover aspettare la fine di un momento che non vorremmo fosse mai iniziato, di un momento che ci sta vietando di vederci, che ci sta vietando di incontrarci, di fare sport, di fare feste che ci sta vietando quasi di vivere. Questo non lo dicevano, non lo hanno mai detto…

Così dicevano… e io come tutti avevo grandi aspettative per il 2020. Sognavo di pubblicare un libro, sognavo di dare tanti esami all’università e perfino di entrare nell’ordine dei giornalisti. Sognavo di riprendere a fare turno in Croce Rossa, magari esagerando sognavo anche di trovare una ragazza che mi amasse e sognavo di vivere una vita migliore di quella degli anni prima, una vita piena di soddisfazioni, un momento magico. Mi avevano detto che avendo pazienza tutto sarebbe arrivato, che avendo pazienza piano piano si sarebbe realizzato tutto, un sogno dietro l’altro nella notte più magica. Ma adesso sto vivendo un incubo, l’incubo di avere tanti desideri e non poterli realizzare, l’incubo di vedere la gente soffrire, l’incubo di vedere il mondo in ginocchio davanti a quello che sicuramente sarà uno degli eventi più importanti di questo secolo. “Nel 2020 ci saranno eventi che non scorderete mai”. Così dicevano…

Dicevano tante cose… ma io come al solito non li ho ascoltati. Non ascolto mai. Non ascolto i consigli, i rimproveri, le dritte e tutto ciò che mi dicono per dimostrarmi il loro bene. Figuriamoci se ho ascoltato quello che dicevano su quest’anno. Io faccio sempre molta fatica ad ascoltare, faccio sempre molta fatica ad applicarmi. Eppure, tutti i giorni mi sveglio presto, faccio il mio dovere di studiare, di scrivere, si leggere e poi vado a letto. In questa quarantena ho riscoperto il piacere di prendere un caffè appena svegli senza fretta, ho riscoperto il piacere di fare colazione con i miei genitori, ho riscoperto il piacere di fare una bella doccia al mattino ma di quelle che durano anche parecchio che ti rilassano. Ho riscoperto il piacere di studiare, ma studiare con calma, leggere gli appunti, riscriverli e se non mi piacciono riscriverli ancora. Ho appreso il piacere di leggere un giornale andando a caccia di dettagli negli articoli, ho riscoperto il piacere di ascoltare una canzone decine e decine di volte di seguito e anche se il gesto non ha molto senso ti dà senso alla giornata. Ho riscoperto il piacere di scrivere. E di scrivere anche in dei momenti imprevedibili in momenti come adesso in cui dovrei fare tutt’altro, in momenti dove in passato mi annoiavo perché avevo tanto da fare ma senza un minimo di senso. Si riscoprono cose nella solitudine, si riscopre sé stessi, si riscopre la bellezza di una videochiamata su Skype come se fossimo distanti anni luce e magari siamo nello stesso quartiere e non possiamo vederci. Come dicevo hai la possibilità di riscoprire te stesso, di scoprire la bellezza della noia, la bellezza di poter leggere un romanzo e di viverlo come se ci fossimo dentro. Dall’inizio della quarantena ho scoperto tante cose, il valore aggiunto di coccolare il cane alla sera, il valore aggiunto di scrivere ad un amico che non sentivo da anni, il valore aggiunto di andare al piano di sotto a prendere un caffè da mia zia per poterla salutare, per poterle essere vicino anche nella sua noia. Ho riscoperto le bellezze di andare a letto presto, di leggere a letto, di mangiare un budino a merenda, di vedere un dvd che non vedevo da anni.
Nel buio della giornata, nel buio della quarantena ho riscoperto la persona di cui vado più fiero: me stesso.

Così dicevano… il 2020 sarà il tuo anno! Ci avevano preso!

Il signor P

Ore 23.
Tornavo a casa dopo un lungo pomeriggio stressante passato a studiare e ripetere.
Con il mio fuoristradino abbastanza ignorante.
La fatica negli occhi e nell’anima.
Guido prudentemente, soprattutto la sera dove gli occhi sono un po’ più stanchi.
Le strade poi sono affollate il sabato, zeppe di giovani che si rincorrono tra un locale e l’altro, troppo spesso con il fischio nelle orecchie per la musica troppo alta e il bicchiere troppo pieno.
Io invece forse sono troppo prudente.
Cintura.
Vado piano.
E difficilmente sorpasso.
Tipo Ned Flanders.
Lascio sempre attraversare chi ne ha bisogno, con un gesto di cortesia sempre più raro nelle nostre strade.
Quando vedo lui.
Ritto in piedi a pochi metri dalle strisce pedonali.
Suppongo sia un uomo anziano, intimorito ad avvicinarsi anche solo al ciglio della strada.
Chissà da quanto aspetta poveretto.
Rallento.
Lo osservo meglio.
Pantaloni scuri, penso neri.
Una giacchetta grigia che mette in evidenza un po’ la sua gobbetta.
Rallento ancora.
Non capisco bene cosa abbia in testa, forse un buffo cappello o forse sotto la giacca tiene una felpa blu.
Comincio a chiedermi se conciato così possa essere davvero un vecchio o uno dei tanti spacciatori che bazzicano la zona.
Orma sono fermo davanti alle strisce pedonali.
Ma lui è lì impassibile.
Gli faccio cenno con una mano di passare in un atto di estrema gentilezza.
Impassibile.
Guardo meglio.
E niente era un parchimetro.

Reportage su infermieri di Parma

Un mio articolo sul giornale dell’Università di Parma che riporta la testimonianza di tre giovani infermieri che lottano nei reparti e sulle ambulanze contro il Coronavirus. Un articolo a mio parere molto interessante che propongo anche qui sulla mia pagina di WordPress. A volte non si può aiutare vivendo delle avventure ma si può aiutare riportandole e facendole conoscere a molte persone. Questo è il mio impegno in quarantena!

Viaggio nel mio mondo… articolo numero 100!

Scrivevo così, quasi per gioco. Come quel giorno che preso dalla foga decisi di aprire un blog qui, su WordPress. Nella mia vita scrivere è quasi sempre stata una routine, ma non una monotona routine, una routine fatta di up and down, una routine quasi allegra da vivere. Scrivo. Sempre. Da quando ho imparato. Scrivo per passione. E adesso scrivo anche per lavoro. Amo scrivere, amo prendere le emozioni, impugnarle con le mani e donarle a voi, a volte con delicatezza a volte come se fossero sberle. Scrivere è diventata una passione.

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L’amore si può toccare

Ho toccato l’amore. E come hai fatto? Ho toccato l’amore ed è stato bellissimo.

L’amore. Indescrivibile. Imperscrutabile. Trascendentale. Eppure io l’ho toccato. Potente. Travolgente. Imprevedibile. Ho toccato l’amore ed è stato bellissimo. Sì, abbiamo capito. Ma come hai fatto?

Due cuori. Due anime. Due corpi. Due menti. L’amore inizia così. Con uno sguardo, una risata, un pianto. Simpatia, complicità, calore umano. Qualche messaggino, una chiacchierata, un bacio che scappa improvviso e inaspettato. Inizia tutto così. Due spiriti che si avvicinano, sempre di più, sempre di più, sempre più vicini. E poi si toccano. Collidono. Una scintilla. Una misera, minuscola, infinitesimale scintilla che varca il confine di una semplice amicizia. E fa scoppiare una bomba. Una polveriera che si annida nel cuore di ognuno di noi.

Ho imparato tanto dall’amore. Nell’ultimo anno. Negli ultimi mesi. Negli ultimi giorni. Nelle ultime ore.

E l’ho toccato.

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La fine del 2019. L’inizio del 2020

Meno dieci.
Mancano solo dieci secondi alla fine del 2019.
Un 2019 che ho iniziato veramente di merda, iniziato in un letto della rianimazione in condizioni veramente pietose. Tra la vita e la morte. Ha vinto la vita.
Un 2019 che è stato molto difficile, che mi ha messo alla prova ma che è stato come una rinascita.
Voi cosa pensate negli ultimi dieci secondi dell’anno?
E mentre voi farete il conto alla rovescia, mentre voi avete puntato una ragazza carina a cui tirare il limone che vi faccia iniziare bene il 2020, io il 2019 lo rivivo tutto nella mia mente.
In soli 10 secondi.
Ma almeno quella ragazzina è carina o è un cinghiale ambulante?
Probabilmente sarete sbronzi fino al midollo e anche voi volete mettere la parola FINE nel migliore dei modi al 2019, possibilmente con una mano su un culo e una lingua in bocca, possibilmente con un botto che scoppia e distrugge il silenzio peggiore che vi tormenta, possibilmente circondati da amici e amori che hanno dato senso al vostro 2019.
Io no.
Non ho bicchieri in mano.
Nessun accendino per far saltare la bomba carta che l’amico ha confezionato con tanto amore.
Nessuno sguardo fisso verso un culo, verso un bicchiere o verso l’idolo che canta in piazza.
Stasera non è che l’inizio.

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Indovina Chi!?

Facciamo una partita ad “Indovina chi”?
-Sì ma con me perdi subito!-
Mi piacciono le sfide
Così tiriamo fuori il gioco e lo apriamo.
Parto io.
Ha il nome di una radio?
-Cosa?-
Ha il nome di una radio?
-No, non credo-
Perfetto non è Maria. Tocca a te.
-Dunque… è biondo?-
Dipende. Tinto o naturale?
-Ma da cosa lo capisci?-
Beh, nell’immagine si vede.
-Piantala di dire cazzate. È biondo?-
Diciamo di no.
Tocca a me.
Ha il nome di un ex ministro coglione?
-Non lo so, ma che domanda è?-
È Matteo?
-Ma Renzi o Salvini?-
Sono coglioni entrambi. È Matteo sì o no?
-No-
Abbasso un altro tassello.
Il mio amico mi chiede se è anziano.
Dico di no e abbassa tre tasselli.
Di cognome fa Watson?
-Ma cazzo, stai scherzando?-
Dimmi sì o no.
-No-
Bene non è né Jhon né Emma.
Il mio amico mi guarda tra lo scandalizzato e il divertito.
Poi fa la solita domanda: ha gli occhi azzurri.
No. Tre caselle in giù.
Tocca a me.
Ha il nome di uno degli ultimi tre papi?
-Cosa?-
Così escludo Francesco, Giovanni, Paolo e anche Benedetto anche se non c’è!
-Ma tu tutti i giochi li fai così?
Così come?
-Lascia perdere. Tocca a me. Ha gli occhiali?-
No però ha le lenti a contatto.
-Come fai a dirlo?-
Eh non si vedono.
-Lascio perdere! Tocca a te-
È un santo che ti porta il liquore sotto una valanga?
-EH?-
È Bernardo?
-Sì hai vinto!-
Immaginavo.
L’ironia e la creatività fanno vincere sempre!
Anche ad “Indovina chi!”

La voce di una sardina (orgogliosa di esserlo) a Parma

Sardine, ci chiamiamo così. Noi giovani che non ci vogliamo legare. Che per noi la Lega non esiste. Io me la ricordo la Lega, mi piaceva pure. Mi ricordo ancora quando ero un adolescente con la voglia di bere, magari di fumarsi una canna, magari di votare Lega Nord. Ah, sì si chiamava lega Nord e la Padania era uno stato a parte. Nel mondo delle storie mistiche dove gli dei mitologici erano simboli politici, dove l’acqua del Po era da considerarsi acqua santa e dove il mitico Umberto Bossi ai comizi di Pontida urlava “La Lega vince, terroni di merda”. Era così il mondo. Poi è arrivato il Padano Salvini che ha allargato la Padania a tutta Italia. E guai a non essere italiano, “Prima gli Italiani”. E via con tutte quelle mosse che un politico un po’ furbo e un po’ maldestro fa. Furbo perché con i selfie si mostra vicino alla gente, vicino alle persone, uno che va in spiaggia a ballare per fare politica anche lì. Ma Salvini ha sbagliato ancora, ha sbagliato a impugnare il Rosario, a chiamare la Madonna come se fosse sua mamma e a dire un sacco di cazzate, dimostrando un QI basso oltre che un pessimo orientamento umano. Tanto da convertire una persona, io, nato di destra e adesso il più lontano possibile da quella posizione. Si parla tanto di umanità, di diritti, di lavoro, ma si parla solo di Italiani. Come se il non essere Italiani, o al massimo non Europei, ci rendesse meno uomini. Non sei uomo se hai la pelle scura e il tuo dio non si chiama Dio. È così che vedo la Lega. La Lega che non ci lega. Non mi voglio legare ad essa perché è di quell’ideologia che non ci vede tutti uguali, che ci vede sempre più i primi della classe, che ci vede sempre più in alto. Sbassiamoci. A dare una mano a chi ne ha davvero bisogno. Noi giovani dobbiamo entrare in politica, perché la politica ci riguarda e noi sardine, sì perché noi siamo sardine, dobbiamo lottare contro quelli squali che piuttosto che farsi valere venderebbero la propria madre, che ripeto non è la Madonna. Poi “Io sono una donna”: brava che ne sono 5 miliardi nel mondo. E non perché tu sei una madre, sei cristiana (che poi i cristiani hanno tutti un altro modo di porsi), perché ti chiami Giorgia sei più furba delle altre. Urlare in un palco è voler rappresentare benissimo chi si vuole imporre urlando. Perché voi avete paura, perché voi avete il terrore di essere messi da parte in un mondo che vede più in luce la bellezza dei diritti rispetto alla prepotenza di chi si impunta. Un mondo che non dovete scrivere voi, ma che dobbiamo scrivere noi, noi giovani, che abbiamo nel Dna il vostro futuro, che saremo cittadini italiani, e non Fratelli, non Cugini o qualsiasi altro grado di parentela che ci unisce simbolicamente. Io mi sento più fratello di un Negro (ah vi brucia se scrivo così? Ma voi li chiamate così!) che lotta per i diritti umani in qualsiasi parte del mondo. Io da piccola sardina oggi mi do il mio da fare. E lo faccio da una tastiera del Pc. Per coinvolgere voi giovani, voi adulti e voi vecchi. Piano piano dobbiamo farci valere, ed essere liberi di nuotare. Come sardine in mare!

Dispensa di ISTOLOGIA

Ci vuole fegato. E non mi riferisco al vetrino che è l’immagine in evidenza di questo articolo. Ci vuole fegato per studiare medicina, così anche oggi per tutti i futuri medici regalo ciò che ho fatto qualche anno fa: una dispensa di istologia molto approfondita. Immagini di vetrini, teoria e informazioni, tutte quelle informazioni che ti insegnano a lezione impresse su un pugno di pagine che possono essere utili ad un esame.

Ancora una volta buona fortuna futuri medici. A chi casualmente troverà questa dispensa spero di essere stato utile, scrivendo in materie di una facoltà che non ho portato a termine, ma spero di esservi stato d’aiuto!

Padre e figlio alla cassa

L’indecisione è un problema del mondo.
Ovunque tu metta piede, ovunque tu sbirci per una veloce esplorazione vi sarà sempre indecisione.
Anche in un supermercato.
Io e mio padre vi siamo andati per fare una sorpresa alla mamma.
Una promozione di fiori vi era oggi a Panorama.
Solo due pessimi soggetti possono comprare dei fiori in un supermercato.
È lì eravamo d’accordo.
Un mazzo di girasoli.
Di quelli geneticamente modificati che durano in un vasetto anche un mese e mezzo.
Sperando che non siano radioattivi.
Ma vabbè questi sono piccoli dettagli.
Prendiamo i fiori.
E andiamo alla cassa.
O meglio alle casse.
Vi sono solo due tavole con le cassiere aperte.
La 7 e la 8.
Io mi dirigo verso la 7.
Mio padre con la nostra poca spesa verso la 8.
Nella 7 avrei davanti tre persone. La 8 ha solo una persona davanti.
Siamo indecisi.
In che cassa andare.

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Dolore in poche parole

<È cattiva la gente che non ha provato dolore. Perché quando si prova il dolore, non si può volere male a nessuno>. Leggeva questo l’altra sera. Un ragazzo di 24 anni. Lo leggeva nelle storie di Whatsapp, quelle che fluiscono veloci, quelle che alterano la monotonia delle visualizzazioni in pura quotidianità. E cosa sia il dolore è diventato un ronzio nell’alveare di immaginazioni che gli conturbano il buongiorno, che sproloquiano nelle fragili fisionomie della sua anima. Esuli spiriti che nella psiche lo discostano dalla realtà e lo riconducono nel passato. Nella più deragliata mente il ragazzo gira. E ne è felice. Felice perché non ha il coraggio di sobillare la fantasia con il degrado di augurare il dolore a qualcuno. Semplicemente perché il dolore l’ha visto. In abiti civili o con indosso una divisa non solo l’ha visto: l’ha provato.

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In mezzo al caos – Casini, pensieri ed emozioni raccontati da Martina Cortopasso

Già la copertina lo definisce nel modo giusto: un racconto.

Questo libro piace, sì piace molto, perché è il modo migliore di occupare due ore in cui ti vuoi rilassare. La cosa che mi ha colpito di questo libro è come lo vivi. Viste le dimensioni e la trama lo vivi esattamente come se stessi guardando un film. Il tutto proiettato nella tua testa.

Un libro che al primo colpo leggi velocemente, tutto d’un fiato perché vuoi capire alcune cose. Fatti appositamente non chiari nelle prime pagine, anzi celati fino quasi alla fine e tu vuoi capire.

Poi lo rileggi per assaporare la bellezza di alcune frasi.

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L’11 settembre visto da un bambino di 6 anni. Cresciuto a panini al ketchup, giornali e lezioni di vita

Era l’11 settembre del 2001.

Io, a soli sei anni, ero coricato in mezzo alla cucina della zia paterna che mi stava preparando la merenda. Ricordo ancora che mangiavo pane e ketchup. Già a sei anni la mia cultura culinaria era disgustosa.

Guardavo il mio programma preferito. La Melevisione. Nonostante non abbia nulla a che vedere con questo articolo, vorrei sottolineare che era una generazione diversa, che era una generazione nutrita a compiti e televisione, nutrita di programmi simpatici e le decine di libri di Geronimo Stilton. Non esistevano gli smartphone, non esisteva la monotonia dei social. Ma la bellezza di una merenda con la zia. Anche se al sapore di ketchup.

Bambini, milioni di bambini, incollati a rai 3 quel giorno videro la storia. Qual giorno che cambiò la storia con il più grave attentato mai fatto in tutto il mondo.

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‘Cause you are my medicine When you’re close to me

Le note. La musica. Le parole.

Lente, veloci, continue o interrotte sono frecce nelle nostre anime, con le loro esitazioni, con le loro esclamazioni, con i loro momenti di estremo entusiasmo e di fugace tristezza. Di impossibile comprensione e di una sincerità fuori dal comune con quello che ci fanno assaporare, con quello che ci fanno provare nei nostri cuori, nelle nostre piccole anime, che saranno pure infime o socievoli ma si muovono a ritmo di musica si muovono con quelle parole che le stesse canzoni donano, cedono, ti colpiscono come uno sciame di frecce tirate dal cielo alla terra.

La musica è questa. Un dono di sinfonie, dolci e delicate, o aggressive e incazzate, composizioni che ci danno forza, che rispecchiano la nostra stessa anima, che urtano i nostri sentimenti e li smuovono con ardore, impugnandoli, scuotendoli.

La musica è questa.

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30 e lode in figure di merda

Silenzio.

Sessione estiva.

Libri sul tavolo.
Appunti sui libri.
Caffè sugli appunti.
Sparpagliata davanti a me tutta la cancelleria che ho raccattato dal fondo della borsa.

Gli occhiali appannati.
Gli occhi appannati.

La stanchezza.
La gocciolina di sudore che cola lungo una tempia.

Le mosche che mi ronzano attorno come piccoli avvoltoi, fiduciose che presto il caldo mi avrà stroncato e potranno banchettare con la mia carcassa.

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Una rinuncia… per amore!

Eravamo in crisi… è vero. Ci vedevamo sempre meno, mai un messaggio reciproco, mai anche solo una notte assieme: io con i tuoi libri in mano. Non vi sarà più l’ansia di un esame assieme, della voce di un tuo professore che mette agitazione e paura, niente più domande, i pomeriggi in reparto o in ambulatorio.

Oggi con un messaggio, anzi con un foglio con tanto di marca da bollo, ci siamo lasciati.

Addio Medicina.

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L’inizio dell’anno è oggi!

Per quasi tutti l’inizio dell’anno è il primo gennaio.

È vero, ci sono i Cinesi che non ho ancora capito quando lo festeggiano.
Anche altre culture festeggiano un po’ qui e un po’ là.

Poi ci siamo noi: i fan di Harry Potter.

Per noi l’inizio dell’anno è oggi.

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Piccole trattazioni d’amore

Sapevo che non avrei resistito a lungo alla tentazione.

Sapevo che prima o poi ci sarei caduto anche io.

Ma so anche che a volte, per essere originali, bisogna trattare un argomento già affrontato milioni di volte. Però sotto una luce diversa, analizzandolo nelle sue sfumature, carpirne i dettagli che magari la volta prima ci erano sfuggiti. Analizzarlo nei suoi meandri ombrosi e nelle sue parti più esposte. Osservare come si comporta la gente che ci circonda, che vediamo tutti i giorni, parlare delle nostre esperienze, delle nostre impressioni. Di come abbiamo vissuto noi una tale situazione.

Così ho deciso di ordinare un po’ i miei pensieri. Ho idee ben precise riguardo la materia e non ho paura ad esporle. Sto parlando di un argomento complicato, meraviglioso e al tempo stesso trattatissimo.

Sto parlando dell’amore. Continua a leggere “Piccole trattazioni d’amore”

L’amore ai tempi di FligthRadar24

Premetto.
Questa storia potrebbe essere non vera.
E la fantasia superare di gran lunga la realtà.
Potrebbe…
Era luglio.
Forse agosto.
Che ne so. Faceva caldo in quel periodo. In quella serata dal cielo limpido. Puro. Sidereo.
Dove le stelle e la luna dominavano su tutto. Non c’era una nuvola, solo una bella arietta che sfiorava la pelle e rinfrescava l’ambiente dalla calura.
Ed io ero lì. 
Con lei.

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Editoriali di emozioni, editoriali di vita

Leggere un giornale lo trovo sinceramente noioso. Il mio sogno è diventare giornalista e sono appassionatissimo nella lettura di decine se non centinaia di quotidiani. Sia online che cartacei. Cronaca, pareri, interviste, opinioni, passioni e politica sono fatti di vita, importanti, sicuramente da leggere per capire come si struttura la nostra società e quali sono le vie da intraprendere perché essa migliori. Ma spesso le vicende vengono scritte senza emozioni. Piatte.

Anche a leggere un libro a volte faccio fatica. Fantasy, gialli, libri d’amore o veri e propri reportage di eventi. Emozionanti, su questo non ci piove, che viaggiano nella stessa direzione di regalare momenti rilassanti, appassionando, incuriosendo, stimolando pensieri idee. Leggere libri è bello e piacevole. Ma spesso non riesco ad immedesimarmi nel protagonista principale: lo scrittore.

Così ho scoperto i blog.

Ed ho scoperto un mondo.

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Papà Leone è tornato!

<Simba vieni qua!>
<Che due balle papi, dai che cazzo c’è?>
<Dai che dobbiamo girare la scena del film, diventeremo ricchi e famosi al Parco Le Cornelle!>
<Non ci ho sbatti, noi leoni non facciamo film, mangiamo il culo alle zebre e passiamo i pomeriggi all’ombra a far capire che comandiamo noi!>
<Ma noi non comandiamo Simba… i miei capi sono della Disney>

Il solito pomeriggio di Mufasa e Simba comincia così.

Nella mia fantasia.

Un leoncino maleducato. Un padre che lo sopporta intere giornate. È la mia storia. Quella di me e mio padre. Che ovviamente influenza la fantasia. E così il film del Re Leone che esce oggi io l’ho già visto, stanotte nella mia testa.

La storia continua.

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Una lettera per una ragazza… alla persona sbagliata!

Sei felice.
Sei un giornalista (più o meno).
Sei felice.
Stai uscendo con una ragazza (più o meno).
Sei felice.
Più o meno. 
Almeno lo eri fino alle 18.22.

Poi il tuo cuore deve essersi fermato.

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Giornata mondiale della Fotografia – Foto di un fotoreporter

<Oggi è la giornata mondiale della fotografia. Mandami la foto più bella che hai che ci scrivo un articolino!>
<E quale scelgo?> mi risponde Mario.
<Una che rappresenti quello che mi hai insegnato con la fotografia… nei pochi giorni che ci siamo conosciuti!>
Mario è in difficoltà. Nei suoi computer ha archiviato decine di fotografie, con migliaia di tematiche diverse. Ognuna che racconta una storia, volti di personaggi importanti, momenti che verranno scritti sui libri di storia, scatti di decine di luoghi in momenti significativi.

Mario non sa quale inviarmi.

<Mario la scelgo io!> gli rispondo velocemente.

Dopo nemmeno un quarto d’ora gli mando un messaggio: <Ho scelto!>

Mario è un po’ stupito, ma contento.

Poi ci incontriamo.

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Una storia da non credere – In ricordo di Vittorio Zucconi

È iniziato tutto così, come una cotta nei confronti di una ragazza.
Da un giorno all’altro.
Non si po’ definire cotta dai, nelle cotte provi un certo desiderio nei confronti di una qualche femmina che ti circonda, ammiri il suo corpo, ti conturba la sua simpatia. Desideri portarla a letto. Ma la mia cotta non fu per una giovane collega di studi.

Io mi innamorai dei giornali.

Era novembre 2008. In tutto il mondo si parlava dell’imminente elezione di Obama come presidente degli USA. Decine di immagini in tv, su internet, sui siti che allora si faceva ancora fatica a consultare con delle connessioni lentissime.

Poi c’erano loro. I giornali.

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Il Ferragosto di un Girasole

Mi sento importante.
Unico e irripetibile. Anche se sono circondato da decine di compagni uguali ma proprio identici a me.

Oggi vi racconto la mia storia.
In questo giorno particolare della mia vita. Una vita breve, per carità, ma che oggi ha raggiunto il massimo della potenza che anche io non pensavo di avere.

Mi sento l’albero di Natale dell’estate.

Ma non sono un pino e nemmeno un abete.

Sono un Girasole!

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In ricordo del Ponte Morandi. I cani che abbaiarono a Genova abbaiarono anche a Parma

Io nella foto con un cane durante il servizio, sotto la poliziotta che vece la differenza a Genova

L’articolo, la mia esperienza, con i Poliziotti Cinofili che fecero la differenza a Genova, riportata sul sito della Croce Rossa di Parma nella quale presto servizio come volontario. Loro vennero a Parma sia prima che dopo la tragedia del Morandi, per la sicurezza stradale con i loro amici a 4 zampe. Cani che sia a Parma ma sopratutto a Genova furono determinanti.

https://parma.cri.it/notizie/item/262-in-ricordo-del-ponte-morandi-i-cani-che-abbaiarono-a-genova-abbaiarono-anche-a-parma.html

Gioventù che brucia… brucio anche io!

Musica sparata davanti alla tastiera del computer. Che mi da la possibilità di vedere, di sentire, di urlare. Computer in cui scrivo i miei pensieri vorticosamente, li sputo con rabbia sul monitor e rivivo emozionato quelli che non ci sono più, quelli che mi mancano, quelli che vorrei riavere. La dolcezza di un bacio perso per sempre, il sorriso di un amico scomparso dalla mia vita, gli occhi di quando il cane che mi ha cresciuto era cucciolo.

Oggi è la Giornata Internazionale della Gioventù. Fanculo a chi non crede in noi giovani!

Vi parlerò di questo, di quanto io sia un giovane al tempo stesso problematico e altruista, di quanto i giovani di oggi vivono in modo un po’ ovattato dove fanno cose! Cose bellissime e cose orribili. Vi parlerò di come noi giovani viviamo in un mondo tutto nostro,di come noi giovani portiamo avanti le nostre piccole vite! Continua a leggere “Gioventù che brucia… brucio anche io!”

Il futuro nasce dai sogni. Grazie Gazzetta Di Parma

Un ragazzo. Un ventitreenne noioso, dove nella sua monotona routine passava ore e ore concentrato su libri di anatomia nella biblioteca di Medicina, viveva esperienze magnifiche sulle ambulanze della Croce Rossa ed era un perenne cataclisma in ogni singolo rapporto umano che cercava di costruire maldestramente. Incostante nello studio, decisamente pigro, poco sportivo e incapace pure in cucina dove l’unico apparecchio che sapeva usare era il forno a microonde.

Un disastro.

Poi un giornale. Il più antico di Italia. Una quotidiana cronaca di una città tutta da vivere, con approfondimenti sui temi più vari, dai giovani alla salute, dalle scuole all’università, dalla musica alla cultura, dalle donne agli eventi del weekend. E poi interviste, sport, editoriali, iniziative e tanto altro. Cronache presentate non solo con la massima serietà, ma con l’entusiasmo di valorizzare la città, valorizzare le persone, le idee, le novità in questa grande famiglia di Parma.

Il ragazzo sono io, Nicolò Bertolini.

Il giornale è la Gazzetta di Parma.

Un anno esatto fa, il 9 Agosto, i due si incontravano. Continua a leggere “Il futuro nasce dai sogni. Grazie Gazzetta Di Parma”

After all this time? Always!

Dopo tutto questo tempo?
Dopo tutto quel che ti è successo?
Dopo tempeste di emozioni, uragani di pensieri, bufere di passione ed esplosioni atomiche di sentimenti?

Sempre!

Afferrare un’idea, valicare un obbiettivo, stringere a piene mani il senso che si dà alla propria vita e portarlo avanti. Sempre. La lezione di Piton. In una collana di libri che ha fatto la storia, cambiando il modo di pensare di decine di ragazzi. Me compreso. L’ho sempre apprezzato, mi sono identificato in lui. Ammirazione iniziata con la Pietra Filosofale e il suo carattere di merda, proseguita quando con la sua genialità modifica il libro firmandosi “Principe Mezzosangue” e tutt’ora splendente ricordando il suo ideale di amore e di vita.

Ed è di questo che scrivo oggi.

After all this time? Always! Continua a leggere “After all this time? Always!”

Caro, ti ricordi…

Un ricordo. Per me molto significativo. Una lettera a mia mamma scritta tempo fa e ritrovata oggi nel mucchio degli incartamenti della mia vita. Una lettera che mi ha fatto capire molte, molte cose. Ma le conclusioni arriveranno dopo, nel finale. Un finale che ha sorpreso anche me. Continua a leggere “Caro, ti ricordi…”

Get happy – La felicità la somministrano gli infermieri

“Ognuno prima o poi scopre il suo destino e penso che tu lo abbia scoperto proprio in questi giorni! Vedere che fai questi progressi mi riempie il cuore di gioia, sapere che tutti gli sforzi che abbiamo fatto per tenerti in vita ti stanno donando questa felicità per me non ha prezzo! Mi fanno capire che anche questa che sto percorrendo è la mia strada! Sono fiera di te”

Un messaggio. Due persone. Ovviamente mandante e ricevente.  Una studentessa di infermieristica e uno studente perso. Non sa neanche lui cosa fare. Ma oggi non è scritta la sua storia. Ma quella di un’altra studentessa. Quasi infermiera. Infermiera al 98%. Che della sua vita ha già capito cosa fare.

Gli infermieri sono delle persone speciali. Così pensa il ragazzo che ha ricevuto il messaggio. Appena sei mesi fa, settimana in più o settimana in meno, stava morendo. Oggi è vivo e vegeto. E fa un sacco di cose. Ma come vi ho anticipato oggi si parla di infermieri.

Get happy! Continua a leggere “Get happy – La felicità la somministrano gli infermieri”

Una lettera d’amore… per la vita

Questa lettera non l’ho scritta io. Un mio amico molto triste perché la relazione con la sua ragazza stava per dire la parola fine. Una lettera non destinata alla morosa in fuga. Ma alla vita. Una vita che senza la donna deve andare avanti. Senza tutte le coccole, gli abbracci e le esperienze vissute assieme. La vita stessa è un’esperienza che deve essere vissuta. Fino al tramonto, dove girandosi e osservando l’orizzonte per l’ultima volta si deve dire: muoio felice. Continua a leggere “Una lettera d’amore… per la vita”

Si perde la persona giusta al momento sbagliato, quando si è stati la persona sbagliata al momento giusto

Una frase. Letta e copiata. Da un altro blog. Parole che però sono come le ciliegie in un frutteto di campagna. Se ne rubi due o tre non se ne accorgerà mai nessuno. Poi le assaggi. Sono le ciliegie più buone che tu abbia mai mangiato. Ti ricordano un momento felice che aveva il medesimo sapore, anni e anni prima, in un altro posto, in un’altra stagione, in un’altra vita.

Così sono le frasi. Ti immedesimi, le vivi, diventano tue. Continua a leggere “Si perde la persona giusta al momento sbagliato, quando si è stati la persona sbagliata al momento giusto”

Il discorso di Attilio

“Vi sono decine di termini, centinaia di vocaboli e migliaia di parole che chi pensa di amare si sconquassa di dosso. Apre l’ombrello e si ripara. Chiude le tapparelle. Serra gli infissi. Le rifugge. Rifiuta. Rigetta. Non le vuole proprio! Le prende e le butta via. Senza nemmeno fare la raccolta differenziata! Pretende solo un intercalare dolce e romantico. Sdolcinato. Smanceroso. Apprezza la banalità. Continua a leggere “Il discorso di Attilio”

La vita di Gaspare

Non è più come un tempo. Sono passati tanti anni. Troppi. Quasi un secolo dalla quando è venuto al mondo. Un mondo che ama. Che gli dispiacerà abbandonare. Gaspare nonostante l’età è lucido, dinamico e molto, molto attivo. Nella sua casa di campagna, vicino ai campi da baseball del Texas, passa la sua vecchiaia. Non sente i suoi anni, non sente la solitudine, non ha rimpianti. Aspettava da settimane oggi, un giorno speciale… Continua a leggere “La vita di Gaspare”

Scemo chi legge!

Ore 17,35.

Vagavo a zonzo senza una meta, il cielo bigio sopra di me cominciava ad imbrunire e i pigri lampioni iniziavano a scaldarsi in previsione della lunga e fredda notte. Ero disperso per le vie della città, come lo si è tra i cunicoli di un labirinto, come lo si è in una giungla fatta di vetrine, di neon sfarfallanti, una giungla fatta di bar e locali da cui esce il brusio sommesso della gente, parole, risate, dibattiti che come fumo salgono e si dissipano nel nulla.

Ero disperso alla ricerca di chissà che cosa, alla ricerca di chissà chi, forse di un volto, forse di un sorriso o forse semplicemente avevo bisogno di camminare per smaltire i pensieri di troppo, per lasciar correre la fantasia come si fanno correre i cani nel recinto, per cercare le parole giuste, per cercare qualcosa che non riuscivo a trovare nemmeno in me stesso.

Ho alzato lo sguardo, smettendo di fissare ciottoli e tombini e per un attimo mi sono guardato attorno.

Un’insegna sopra una vetrina mi ha fatto fermare.

Ho sorriso. E non ci ho pensato due vote ad entrare.
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Il pianista

Appoggiava delicatamente le mani lungo quegli ottantotto tasti, le dita lunghe, ossute e bianche sfioravano con armonia quel pallido avorio, quelle nere incastonature, quei lucidi tasselli.

Non aveva uno spartito, non una traccia, non una partitura eppure la sua musica era così limpida, così euritmica, così armoniosa.

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Titoli di coda del 2016 in 12 foto

Anche il 2016 volge al termine. Ho scritto tanto quest’anno. Tanti articoli sono già sul blog ma ho tanti altri tanti pezzi inediti pronti per essere messi online solo premendo invio, ho buttato giù poesie, ho rielaborato migliaia di pagine tra istologia e chimica in alcune dispense. Insomma la scrittura è il mio forte.

Ma oggi farò una cosa nuova. Avete presente quei link di Facebook che vi fanno rivivere l’anno in pochi scatti, facendovi visualizzare le foto con più like e gli scatti migliori?

Ecco il mio. Homemade Continua a leggere “Titoli di coda del 2016 in 12 foto”

Dall’altra parte del telefono

Come in ogni articolo di attualità che scrivo faccio la solita premessa. Le mie riflessioni non sono quelle di una mente illuminata, dedita a ricerche universitarie, con pregressi anni di studio, centinaia di esperienze e qualche laurea con master nel curriculum.

Sono solo le solite riflessioni (un po’ banali) di un ventunenne. Con una tastiera del pc e del tempo da perdere.

E questa premessa non è mai stata tanto dovuta come in questo articolo data la delicatezza degli argomenti che andrò a trattare.

Eppure è iniziato tutto con uno scherzo. Continua a leggere “Dall’altra parte del telefono”

Giochiamo al dottore?

Scorrevo la home di Facebook. Come al solito. Con la solita noia. Con il solito sguardo di uno che si lascia scorrere davanti la vita degli altri mostrata in foto, video, post senza troppo interesse.

Sul tavolo, di fianco al pc, ancora aperti sulla pagina delle articolazioni del gomito, il grosso trattato Anastasi di anatomia, esame che sto preparando con molto perfezionismo. Forse troppo.

Due storie diverse che si sono incrociate. Continua a leggere “Giochiamo al dottore?”