La fine del 2019. L’inizio del 2020

Meno dieci.
Mancano solo dieci secondi alla fine del 2019.
Un 2019 che ho iniziato veramente di merda, iniziato in un letto della rianimazione in condizioni veramente pietose. Tra la vita e la morte. Ha vinto la vita.
Un 2019 che è stato molto difficile, che mi ha messo alla prova ma che è stato come una rinascita.
Voi cosa pensate negli ultimi dieci secondi dell’anno?
E mentre voi farete il conto alla rovescia, mentre voi avete puntato una ragazza carina a cui tirare il limone che vi faccia iniziare bene il 2020, io il 2019 lo rivivo tutto nella mia mente.
In soli 10 secondi.
Ma almeno quella ragazzina è carina o è un cinghiale ambulante?
Probabilmente sarete sbronzi fino al midollo e anche voi volete mettere la parola FINE nel migliore dei modi al 2019, possibilmente con una mano su un culo e una lingua in bocca, possibilmente con un botto che scoppia e distrugge il silenzio peggiore che vi tormenta, possibilmente circondati da amici e amori che hanno dato senso al vostro 2019.
Io no.
Non ho bicchieri in mano.
Nessun accendino per far saltare la bomba carta che l’amico ha confezionato con tanto amore.
Nessuno sguardo fisso verso un culo, verso un bicchiere o verso l’idolo che canta in piazza.
Stasera non è che l’inizio.

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Indovina Chi!?

Facciamo una partita ad “Indovina chi”?
-Sì ma con me perdi subito!-
Mi piacciono le sfide
Così tiriamo fuori il gioco e lo apriamo.
Parto io.
Ha il nome di una radio?
-Cosa?-
Ha il nome di una radio?
-No, non credo-
Perfetto non è Maria. Tocca a te.
-Dunque… è biondo?-
Dipende. Tinto o naturale?
-Ma da cosa lo capisci?-
Beh, nell’immagine si vede.
-Piantala di dire cazzate. È biondo?-
Diciamo di no.
Tocca a me.
Ha il nome di un ex ministro coglione?
-Non lo so, ma che domanda è?-
È Matteo?
-Ma Renzi o Salvini?-
Sono coglioni entrambi. È Matteo sì o no?
-No-
Abbasso un altro tassello.
Il mio amico mi chiede se è anziano.
Dico di no e abbassa tre tasselli.
Di cognome fa Watson?
-Ma cazzo, stai scherzando?-
Dimmi sì o no.
-No-
Bene non è né Jhon né Emma.
Il mio amico mi guarda tra lo scandalizzato e il divertito.
Poi fa la solita domanda: ha gli occhi azzurri.
No. Tre caselle in giù.
Tocca a me.
Ha il nome di uno degli ultimi tre papi?
-Cosa?-
Così escludo Francesco, Giovanni, Paolo e anche Benedetto anche se non c’è!
-Ma tu tutti i giochi li fai così?
Così come?
-Lascia perdere. Tocca a me. Ha gli occhiali?-
No però ha le lenti a contatto.
-Come fai a dirlo?-
Eh non si vedono.
-Lascio perdere! Tocca a te-
È un santo che ti porta il liquore sotto una valanga?
-EH?-
È Bernardo?
-Sì hai vinto!-
Immaginavo.
L’ironia e la creatività fanno vincere sempre!
Anche ad “Indovina chi!”

Giornata Mondiale del Volontariato

Ieri era la giornata Mondiale del Volontariato. Ho scritto un bellissimo articolo sul sito della Croce Rossa di Parma di cui faccio parte e non solo lo condivido ma vi invito a leggerlo per capire la mentalità, le emozioni e tutto ciò che passa per la testa di un volontario. E la bellezza di fare volontariato!

https://parma.cri.it/notizie/item/271-volontarieta-il-nostro-principio-d%E2%80%99azione.html?fbclid=IwAR20GFU0hGNbgl-KuRxyyOMG2QTyvy4Kl-noQedkG1F9Au4vVAoIMjXCGxo

DAE – Dammi Altra Energia

La giornata è quasi finita.

E tu sei qui con me.

Compagno di vita, amore incondizionato per tutti gli aiuti che mi dai.
Ti fisso.
Ti parlo.
Ti tocco.

Ma all’improvviso il tuo volto si oscura.

All’improvviso la luce nei tuoi occhi sembra venire meno.

Mi preoccupo
Ed è allora che ti prendo.

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Ti penso anche quando non ti penso

Ti penso anche quando non ti penso.
Eppure lo giuro: non ti penso mai.
Osservo il sole del mattino.
Un messaggio su Whatsapp.
Le mie mani fredde, il volto gelido, eccetera eccetera.
L’odore di un bar che sa di caldo, sa di colazione.
La mia firma nel ventre di una lettera.
Firme sotto l’ultima riga.
Una risata in lontananza che grida la felicità nella sua espressione.
Profili di profilo in cima ai marciapiedi, del fiore di vita sono la spiga.
Macchine che scorrono nei parcheggi.
Ragazzi che si tengono per mano.
Note di gioia, rumori di echeggi.
La noia di un divano.
La noia di una vita.
L’incrocio di respiri.
Incrocio di dita.
Rumori di salotti.
Rumori di notifiche.
Tremori di rapporti, quelli che si son rotti.
Bellezza quella alta nelle classifiche.
E l’orrore dei disastri in televisione.
Vorrei vivere di soli baci.
Vorrei odiare l’esclusione.
Ma la bellezza è in quel mentre in cui mi piaci.
E ci scappa in tutti i pensieri.
Ti penso anche quando non ti penso.
Eppure non ti penso mai.

Arcobaleni nel cielo della mente

L’arcobaleno non si innalza solo nei cieli, appuntamento di luce dopo il burbero buio del maltempo. A volte la pioggia sono lacrime, e non lacrime dal cielo, lacrime di disperazione che nascono dall’angoscia dell’anima nel buio della mente. Precipitano dai tuoi occhi, da una psiche troppo fragile per amare anche il dolore come regalo di vita.

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La storia di Robin. Un sacchetto di plastica nella “Giornata mondiale senza sacchetti di plastica”

Robin è un sacchetto di plastica.

Sì, ha un nome, perché abita nel negozio “Robin Hood”, un minimarket di giocattoli per bambini. È un negozio molto grosso perché si trova vicino ad una delle più grandi spiagge Italiane, dove centinaia di bambini giocano, fanno castelli di sabbia, partite a Beach volley, serate tutti assieme davanti ad un fuoco e balli nella notte.

Oggi è il giorno di Robin.

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Una notte in Hotel – M.F. fotoreporter

<Cioè, io conosco il presidente degli Stati Uniti, i maggiori esponenti dell’esercito più potente del mondo e milioni di soldati mi hanno stretto la mano. Navigo da 50 anni. Ho il potere di lanciare bombe atomiche, e di comandare navi da oltre un miliardo di dollari. Ma oggi ho dovuto prendere l’aereo. Noia assoluta. Il vento non ti scuote i capelli, non senti il profumo del mare, non senti il rumore della nave, non senti nulla, non vedi nulla in aereo. Se non panorami mozzafiato che sì, mozzano il fiato ma sono anche sempre gli stessi. Mare e terra dall’alto>.

Per continuare a leggere il mio testo di fantasia non siete nel posto giusto! Ma dovete andare nel blog del fotografo che mi ha regalato questo scatto!

https://fmfotoreporter.wordpress.com/2019/09/07/una-notte-in-hotel/

Pensieri indescrivibili

Ci sono cose che non si possono descrivere a parole.

Sono dentro di te. E basta.

In un abisso fatto di sangue nelle profondità del tuo cuore vi è la bellezza del vissuto, la bellezza della consapevolezza di sentirsi vivi, la bellezza di ciò che qualcuno ci ha donato: la vita.

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Volevo scrivere una poesia…

Dante d’amor scrive con rime incatenate
“Anche io voglio scrivere una poesia”
 Con pensieri, emozioni e parole tutte scatenate

Filastrocca assolutamente non voglio che sia
Lettera d’amor non vi penso nemmeno
Vorrei qualcosa di semplice, di sillabe magia

Osservo, non usare uno scrivere alieno
Nessuno scrivere aramaico voglio postare
Cose strane e incasinate men che meno

Una poesia sulla poesia stessa vorrei fare
Rime, con concetti e nobili emozioni
Parole che non dal ridere fanno sbragare

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Il chitarrista

Buio. Tutto buio. Quel buio pesto, profondo, disorientante. Il buio di un seminterrato nel cuore di Parigi. Nel silenzio si sentiva lo zampettare dei topi nella fogna sottostante che scrosciava maleodorante. I rumori della via al di sopra erano ovattati da due tendine bordeaux che nascondevano quella taverna ad occhi indiscreti. Tacchi veloci e chiacchiericci lontani erano solo a pochi metri da un letto sfatto e da un tavolo dalle gambe traballanti, sudicio di cene fugaci.

E da una chitarra.

In quel lurido e malconcio buco, tra le coperte sozze e un neon che sfarfallava ronzando c’era lei.

Una chitarra.

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Nascondino — M.F. fotoreporter

<Dai! Giochiamo a nascondino?>
<Ma non abbiamo 4 anni ne abbiamo 16>
<Però è un bel gioco, ci stiamo annoiando!> Greta insistette.

La situazione era sempre la solita. Un gruppo di ragazzi annoiati. I liceali di una nota scuola svedese che di pomeriggio, finite le tre ore in biblioteca, andavano tutti assieme a terminare il pomeriggio.

Luca, Marco, Umberto, Giordano, Simone e Paolo.

Greta è l’unica ragazza.

Il resto del mio scritto lo trovate da Mario https://fmfotoreporter.wordpress.com/2019/08/25/nascondino/

Papà Leone è tornato!

<Simba vieni qua!>
<Che due balle papi, dai che cazzo c’è?>
<Dai che dobbiamo girare la scena del film, diventeremo ricchi e famosi al Parco Le Cornelle!>
<Non ci ho sbatti, noi leoni non facciamo film, mangiamo il culo alle zebre e passiamo i pomeriggi all’ombra a far capire che comandiamo noi!>
<Ma noi non comandiamo Simba… i miei capi sono della Disney>

Il solito pomeriggio di Mufasa e Simba comincia così.

Nella mia fantasia.

Un leoncino maleducato. Un padre che lo sopporta intere giornate. È la mia storia. Quella di me e mio padre. Che ovviamente influenza la fantasia. E così il film del Re Leone che esce oggi io l’ho già visto, stanotte nella mia testa.

La storia continua.

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Paradiso in C++

Il mio nome è LG. Non ho mai capito cosa significhi.
Ma vivo. Un core Intel, un’anima Microsoft e una razza Philips.
Poi sono centinaia i nomi dei pezzi che mi compongono, degli organi interni nei quali scorrono al posto del sangue elettricità e dati. Un flusso di fibre che trasmette dalla mia memoria dati, che con i miei programmi fa musica, arte e video, che con la mia connessione fa conoscere il mondo al mio proprietario.

Andava tutto bene.

Ma oggi sono morto.

E sono andato in paradiso.

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Hey Landy – M.f. Fotoreporter

Un paese che mi ha cresciuto, che mi ha donato tanto, mi ha istruito, mi ha dato amici e famiglia, un paese che ha accolto la mia fuga, un paese pieno di storia, pieno di arte, pieno di ragazzi che come me sono poveri ma amano ballare. Un paese intriso di natura, impregnato di flora e fauna bellissima, di profumi fantastici, di delicati soffi di vento che ti portano fino al mare.

Un’altra foto. Un’altra storia puramente di fantasia. Le emozioni, le idee, i sospiri e le fantasie che la foto trasmette passano in testo. Sentimenti, gioie e dolori. Sarò riuscito a riportarli?

https://fmfotoreporter.wordpress.com/2019/08/17/hey-landy/

Il Ferragosto di un Girasole

Mi sento importante.
Unico e irripetibile. Anche se sono circondato da decine di compagni uguali ma proprio identici a me.

Oggi vi racconto la mia storia.
In questo giorno particolare della mia vita. Una vita breve, per carità, ma che oggi ha raggiunto il massimo della potenza che anche io non pensavo di avere.

Mi sento l’albero di Natale dell’estate.

Ma non sono un pino e nemmeno un abete.

Sono un Girasole!

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Il gioco della vita — M.F. fotoreporter

Grazie a M. F. fotoreporter per avermi coinvolto in questo magnifico progetto. Mi invia una foto da lui realizzata e io faccio la mia parte: fare un racconto di scrittura creativa. Una delle mie storie di fantasia. Con un unico vincolo: rispecchi la sua foto. Ora il progetto è decollato e iniziato così. Grazie mille Mario. Questo è solo l’inizio!

via il gioco della vita — M.F. fotoreporter

Il discorso di Attilio

“Vi sono decine di termini, centinaia di vocaboli e migliaia di parole che chi pensa di amare si sconquassa di dosso. Apre l’ombrello e si ripara. Chiude le tapparelle. Serra gli infissi. Le rifugge. Rifiuta. Rigetta. Non le vuole proprio! Le prende e le butta via. Senza nemmeno fare la raccolta differenziata! Pretende solo un intercalare dolce e romantico. Sdolcinato. Smanceroso. Apprezza la banalità. Continua a leggere “Il discorso di Attilio”

La giornata di Re Alberto

Re Alberto è piuttosto giovane. Ha appena 4 anni. Uscito fior di conio nel 2013 è una bellissima moneta Belga. Lucida e sfavillante fa la sua bella figura nel portamonete di chiunque. Il volto di profilo, le piccole ma accentuate rughe, i lineamenti del viso, i dettagli dei capelli e della montatura degli occhiali sono coronati dalle 12 stelle dell’Unione Europea. Re Alberto è proprio una bella moneta.

Ma se il vero sovrano è scranato sul trono del Belgio a ricevere capi di stato e ad impartire ordini ai suoi sudditi, in quella che possiamo definire come la noiosissima vita di un monarca, il nostro amico Re Alberto ha una vita decisamente meno monotona… Continua a leggere “La giornata di Re Alberto”

La vita di Gaspare

Non è più come un tempo. Sono passati tanti anni. Troppi. Quasi un secolo dalla quando è venuto al mondo. Un mondo che ama. Che gli dispiacerà abbandonare. Gaspare nonostante l’età è lucido, dinamico e molto, molto attivo. Nella sua casa di campagna, vicino ai campi da baseball del Texas, passa la sua vecchiaia. Non sente i suoi anni, non sente la solitudine, non ha rimpianti. Aspettava da settimane oggi, un giorno speciale… Continua a leggere “La vita di Gaspare”

Lettera a me stesso

Caro Nicolò,

oggi scrivo a te. Ti riscrivo esattamente dopo tre anni. Tre anni fa aprivi questo blog. Hai e avevi una passione strana: l’amore per le lettere. Lo so, ti sei lasciato influenzare da “Lettere a Milena” di Kafka. Aprivi il blog scrivendo una lettera a te stesso. Poi le hai scritte ad amici, a quella che è stata la tua fidanzata, lettere per lavoro e lettere per divertimento. Hai anche lasciato perdere il tuo blog con il passare del tempo.

Oggi è ora di riprendere tutto in mano. Il tuo blog, il tuo futuro, la tua vita.

Riscrivendo alla persona che ti coinvolge di più, la persona che (per fortuna) ami di più, alla persona che devi far crescere e a cui devi dare il massimo: a te stesso. Continua a leggere “Lettera a me stesso”

Volo 2201

Volo 2201. Orbitas Airlines. New York International Airport, USA. Destinazione Rome, Italy.

-Torre Volo 2201. Ready!- scandì in un fluente inglese il primo ufficiale alla radio.

-Volo 2201 Torre. Attendi autorizzazione al rullaggio. Raccordo Bravo per ingresso in pista- fu la rapida risposta della Torre in un inglese dal forte accento americano.

I due piloti si sorrisero complici. Nessun ritardo, nessun inghippo nella check list delle operazioni di volo e il caffè nella tazza cartonata di Starbucks quel giorno era particolarmente buono.

Il bestione, un Boeing 747, fischiava e rantolava sotto di loro, ovattato dalla cabina insonorizzata.

Ora non rimaneva che aspettare. Continua a leggere “Volo 2201”

Il pianista

Appoggiava delicatamente le mani lungo quegli ottantotto tasti, le dita lunghe, ossute e bianche sfioravano con armonia quel pallido avorio, quelle nere incastonature, quei lucidi tasselli.

Non aveva uno spartito, non una traccia, non una partitura eppure la sua musica era così limpida, così euritmica, così armoniosa.

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Un tram e cento messaggi quotidiani

Se ne stava andando.

Su quel tram.

E io come un ebete lo guardavo sfrecciare veloce sulle rotaie.

La portava via.

Proprio ora che tutto era chiaro, proprio ora che avevo capito tutto. Proprio ora che ci eravamo conosciuti. Proprio ora che tutto aveva un senso.
Continua a leggere “Un tram e cento messaggi quotidiani”

L’ultima emozione

Improvvisamente giacqui a terra. Immobile. Il mio corpo inerme toccò il terreno. La mia schiena percepì il suolo duro, la mia pelle sentì il freddo della terra attraversare i vestiti leggeri. Non ricordo come mai finì lì. Ma i miei occhi sentivano le palpebre pesanti, in procinto di chiudersi, mentre fissavano la cupola del firmamento, in un cielo limpido le cui stelle e la luna erano così luminose da fare ombra. Nella testa un ronzio sempre più forte si faceva strada sovrastando una musica in lontananza.

Non avevo capito cosa stava accadendo.

Ma provai un’emozione unica, un’emozione mai provata prima.  Continua a leggere “L’ultima emozione”

Fu solo uno sguardo

Me lo ricordo come se fosse ieri. Eppure è successo almeno tre anni fa. Camminavo per strada assorto nei miei pensieri. Chissà a cosa pensavo su quel tratto di via, fissando i disegni che i sampietrini formano ad intervalli regolari, i mozziconi di sigaretta pestati e ripestati, i tombini sotto i quali sentivo l’eco dei miei passi. Camminavo svogliato, alzando di tanto in tanto lo sguardo per non andare a sbattere contro qualcosa o contro qualcuno. Incrociavo tante persone, tanti volti ignoti nell’oceano di facce che riempiono una strada affollata. Alzai per pochi decimi di secondo lo sguardo, solo un attimo per schivare l’ennesimo pedone.

E vidi lei.

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