Piccole trattazioni d’amore

Sapevo che non avrei resistito a lungo alla tentazione.

Sapevo che prima o poi ci sarei caduto anche io.

Ma so anche che a volte, per essere originali, bisogna trattare un argomento già affrontato milioni di volte. Però sotto una luce diversa, analizzandolo nelle sue sfumature, carpirne i dettagli che magari la volta prima ci erano sfuggiti. Analizzarlo nei suoi meandri ombrosi e nelle sue parti più esposte. Osservare come si comporta la gente che ci circonda, che vediamo tutti i giorni, parlare delle nostre esperienze, delle nostre impressioni. Di come abbiamo vissuto noi una tale situazione.

Così ho deciso di ordinare un po’ i miei pensieri. Ho idee ben precise riguardo la materia e non ho paura ad esporle. Sto parlando di un argomento complicato, meraviglioso e al tempo stesso trattatissimo.

Sto parlando dell’amore.

Diceva Benigni nel film “La tigre e la neve”, dove rappresentava un docente di poesia, di lasciarlo per ultimo l’amore, di parlare di altro, di trattare altri argomenti. Ma come si può evitare di parlare di una cosa che ci riguarda così da vicino, che ci ispira, che ci dà la forza di andare avanti, di lottare, che dà un senso alla nostra vita?

Faccio un’introduzione.

Ma cosa è l’amore? Una bieca illusione dettata dagli istinti più primitivi dell’uomo o qualcosa di così trascendentale da non poter mai essere completamente raggiunto?

Poi non scrivete subito poesie d’amore, eh! Che sono le più difficili aspettate almeno almeno un’ottantina d’anni eh… Scrivetele su un altro argomento, che ne so su… su… il mare, il vento, un termosifone, un tram in ritardo.

Partiamo dalle basi.”Al giorno d’oggi i ventenni si innamorano e disinnamorano più spesso di quanto si cambino le mutande… Il che dovrebbe avvenire più spesso!” Così, sarcasticamente, il dottor House commenta la vita di coppia degli adolescenti, ma ha tristemente ragione. Il “ti amo”, soprattutto tra i più giovani, sta perdendo valore. Il “ti amo” viene sprecato dopo neanche pochi giorni di una relazione quando ci vogliono mesi, se non anni, per raggiungere qualcosa che abbia a malapena la forma, l’ombra dell’amore. Ho visto tante coppie bruciare le tappe e sparare a bruciapelo un “ti amo”, non solo mentendo a se stessi, dimostrando di non conoscere il vero significato della parola amore, ma sminuendo il vero valore di un sentimento. Io ho paura a dire “ti amo”. La prima volta deve essere magica, un po’ come il primo bacio, il cui momento viene immaginato, sognato ed eccessivamente idealizzato per tutta una vita. L’amore non è un gioco e fidanzarsi non deve essere un passatempo ma una scelta ponderata. Le relazioni, però, si possono iniziare anche senza un vero e proprio amore, anzi penso che raramente inizino con il reale sentimento da parte di entrambi o di una parte della coppia, ma solo con il tempo si può arrivare a capire che un vero e forte sentimento di affetto reciproco possa innalzarsi ad un livello superiore quale l’amore. Si inizia con l’attrazione fisica, una certa dose di reciproca simpatia, complicità, tenerezza, interessi comuni e tanta voglia di mettersi in gioco. Sì, mettersi in gioco perché l’amore va costruito, giorno dopo giorno come se si dovesse costruire un castello con dei piccoli mattoncini. Queste cose costituiscono però solo le fondamenta del castello, il cantiere è ancora lungo. Amare vuol dire conoscersi, esplorare l’anima dell’altro, scavargli dentro, apprezzare ogni giorno non solo i suoi pregi ma anche i suoi difetti, non idealizzando il desiderio del proprio sentimento ma amandolo così per quello che è. Amare vuol dire rispettare l’altro, vuol dire pazienza, è fiducia, ma anche libertà. Il vero amore non è il desiderio di possessione, non è egoismo, ma è condivisione. Condividere la propria vita con la persona che si ama, passare insieme momenti tristi e divertenti (e non tristemente divertenti), avere quell’intima intesa per cui basta uno sguardo più di mille parole. Guardarsi e capire ciò che pensa l’altro, ciò che vuole. E non necessariamente l’altro può ricambiare un sentimento così profondo, ma questo sentimento si mostra autentico quando sopravvive anche a questa difficoltà. Nel vero amore si desidera incondizionatamente la felicità dell’altro, indipendentemente che l’amato sia a sua volta amante. Ma niente batte la soddisfazione di tornare a casa felici la sera sapendo che c’è qualcuno che ci apprezza per quello che siamo e che noi amiamo e nascondiamo come un tesoro prezioso. Un sentimento dai mille effetti che ci regala euforia, viaggi mentali assurdi, interi giorni a succhiare i nostri pensieri come se fossero una mentos che non si esaurisce mai. Ed ecco che si vedono le prime mura del nostro castello.

Ma l’amore può anche far soffrire.

Come scrive D’Avenia: “L’amore non esiste per renderci felici ma per dimostrare quanto sia forte la nostra capacità di sopportare il dolore” ed ecco che quando amiamo veramente la nostra felicità è anche la felicità dell’altro, e così il suo dolore diventerà il nostro dolore. Due corpi una sola anima. Ed è proprio testando la nostra capacità di compatire, soffrire assieme, che testiamo la robustezza dei nostri sentimenti. Verifichiamo che il nostro castello possa resistere alle intemperie più violente. Intemperie che spesso sono costituite da gelosia, possessione, ma anche momenti il cui nostro sentimento sembra venire meno.

Amare significa aver fatto un lungo viaggio e come in tutti i viaggi si possono incontrare difficoltà, conoscere persone che possono portarci su altre strade che non necessariamente sono peggiori di quella intrapresa finora.

Amare veramente significa anche conoscere i propri limiti, e capire quando è ora di dire stop, quando è ora di fermarsi lungo quel confine che non possiamo valicare. Amare significa anche capire quando non si ama più. Il nostro castello è quasi pronto, mancano solo le bandiere in cima alle torri.  Ma se si ama veramente lo si deve fare ogni giorno, per 365 giorni l’anno, 24 ore al giorno, 60 secondi al minuto.

Oggi quindi deve essere un giorno come tanti altri e non ci si dovrebbe nemmeno accorgere della differenza, ricordandosi che l’amore non è fatto da cose materiali come fiori e cioccolatini, ma l’amore ha le sue radici nell’anima e cresce e fiorisce dentro di noi. E solo cercando dentro di noi possiamo trovare quello che vogliamo dare all’altro. Capendolo il nostro castello è pronto, pronto per essere vissuto, pronto ad assedi e battaglie e a quelle tempeste di emozioni che solo dicendo “ti amo” possiamo scatenare.

Quindi la prossima volta che sussurrerete “ti amo” riflette sulla grandezza del valore che due semplici parole possono avere nella vostra vita.

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