Una passione chiamata scrittura

In molti mi chiedono perché scrivo.

Ho tanti sogni. E uno di questi è scrivere.

Ci sono varie ragioni perché lo faccio. Mi piace esternare i miei pensieri, vederli in nero nel candore della pagina. Ho voglia di condividere le mie emozioni, di farle conoscere. E poi mi piace coinvolgere. Non c’è nulla di più bello di immergersi nella lettura di un libro ben fatto, di un articolo coinvolgente o di una storia affascinante. Entrare in un mondo parallelo, dove vivi quello che l’autore ha deciso di farti vivere. L’autore ha deciso che gioirai, verserai lacrime, rimarrai perplesso o stupito.

Così sarà.

Sarai un eroe o un esploratore, un innamorato o fuggitivo, un assassino o un investigatore, un pirata o semplicemente un ragazzo di venti anni. Dovrai pensare riflettere, ricordare, scavare dentro te stesso.

Così sarà.

L’unico modo di uscire da questo avatar cartaceo è chiudere il libro, accartocciare la pagina o premere esc. E ammettere di non avere il coraggio di proseguire.

Ma così ti perderai il finale.

Non è come guardare un film. È di più. È come viverlo. Ti troverai dentro panorami mozzafiato che si perdono all’orizzonte o in una buia cantina usata come covo. Ti troverai su Marte, sulla Luna o infondo agli abissi dell’oceano. Leggere è un’emozione unica, aprire la rigida copertina del libro, sfogliare le ruvide pagine, sentire il profumo della carta stampata.

E se leggere è qualcosa di unico scrivere lo è ancora di più. Anche la scrittura è arte. Lo scrittore. Questo sconosciuto. Che sia un giornalista, che sia un blogger o che semplicemente scriva qualche piccolo pezzo nel suo poco tempo libero all’ombra di un altro lavoro sarà comunque uno scrittore. E come un pittore che deve dipingere un panorama, chi scrive deve riuscire a trasmettere movimento, colori, emozioni tra le righe dei suoi articoli, tra le colonne del suo articolo, tra le pagine del suo libro. Chi è bravo con le sue parole informa, trasporta, entusiasma, infiamma. Deve saper scolpire la sua opera con le lettere, le parole, montarle nell’ordine giusto, condendole con la giusta punteggiatura e i puntini di sospensione dove servono come il formaggio sui maccheroni.

Chi scrive vive in prima persona le esperienze per poi farle vivere anche agli altri. Nella gioia e nel dolore poter dice io c’ero, io l’ho visto, io l’ho conosciuto. Non c’è nulla di più emozionante che trasmettere un’emozione. E poter trasmettere anche la cultura ma al tempo stesso commentare, liberandosi dei propri pensieri, scriverli, urlarli, dirli a tutti. È un po’ come innamorarsi. Lo vuoi fare sapere al mondo intero, vuoi che condividano la tua gioia e (anche se dici di no) vuoi anche che siano un po’ gelosi. Hai la testa tra le nuvole e ti senti le gambe leggere. Il tuo amore è la scrittura, il tuo chiodo fisso è quella pagina bianca, pensi a come riempirla, cosa inventare questa volta, come corteggiarla. Così da eventi che capitano una volta nella vita ci sono sensazioni che seguono la stessa periodicità: assistere alla nascita di uno stato, ad un grande evento sportivo, a una guerra sono cose rare, uniche e irripetibili. Solo vederle in tv, leggerle ti fanno piangere o sorridere, fanno capire la fragilità della vita e la potenza delle emozioni. Possono farti sentire inutile o dotato di una forza immonda. Ti fanno desiderare di essere lì anche tu a combattere o a correre o a gioire. Se sei un bravo scrittore è la tua occasione per comunicare in grande, conoscere la gente, capire come pensa e farti ascoltare. Hai l’occasione di scoprire te stesso, nascere una seconda volta, risponderti a una domanda che ti martellava il cervello. Hai l’occasione di vivere.

Quando leggi una storia scritta bene, ma veramente bene, ti sembra di esserci dentro, nuotare in lungo e in largo tra le righe vivere le sue stesse emozioni e scovare messaggi che si nascondono sotto un paragrafo o al centro di un titolo. Il vero scrittore osserva, investiga, è un po’ psicologo e un po’ poeta, un po’ soldato e un po’ pacifista. Non ha paura del giudizio degli altri dicendo ciò che pensa, non ha paura di dire la verità anche se scomoda e nemmeno di essere colpito dalle schegge di una granata nel bel mezzo di una guerra. Ecco tutto questo vorrei essere io. Ma infondo cosa ne sa un ragazzo di soli ventuno anni di cosa c’è dietro le pagine tanto amate di un nome senza volto che dipinge con le parole?

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