Quattro anni di Faccialibro

Quattro anni fa esatti esatti i miei compagni, conoscenti e amici si trovavano una richiesta d’amicizia piuttosto inaspettata: la mia. Infatti spinto da amici (alcuni dei quali stavano per partire per diversi viaggi, chiedendomi di rimanere in contatto), mi iscrissi a Facebook.

Dopo 1461 giorni cosa è cambiato?

Un tempo, quando esisteva ancora il poke (oddio mi sento vecchio) e quando non era ancora presente la modalità “diario” su Facebook (oddio mi sento vecchissimo) proprio da questa scrivania e da questo computer feci i miei primi passi digitali.

Ero ignaro che questo sito mi avrebbe cambiato la vita, il modo di comunicare e di vedere le cose.

Ma procediamo per passi.

Cosa c’era di diverso quattro anni fa? La messaggistica tramite connessione dati era agli inizi e io avevo un cellulare che a malapena mandava gli Sms, figuriamoci Whatsapp. Avevo alcuni amici che stavano per partire per un viaggio in America, una amica che si faceva due mesi in Svizzera e la voglia di seguire questa moda di Facebook che raggiungeva le stelle. Anche io mi ero preso la febbre da Sociali Network. Desideravo stalkerare un po’ i miei amici, volevo condividere foto e link, farmi una vita parallela, una vita digitale. E così quatto anni fa scrivevo il mio primo post.

Scrivevo “CIAO A TUTTI!!!!”. Proprio così. In maiuscolo. E con tutti quei punti esclamativi. Che vergogna. Anche io ho avuto la mia fase da “bimbominchia” ma allora ero solo un utente inesperto che si trovava a fronteggiare un sito del tutto nuovo la cui netiquette era del tutto sconosciuta. Eppure in questi quattro anni ho imparato molto di questo sito (tanto da essere qui oggi a scrivere su di esso). A Facebook ho affidato ricordi, emozioni, ci ho caricato pensieri, parole, ci ho scritto idee e opinioni. In pratica un pezzo della mia anima si trova online. Facebook mi è diventato indispensabile anche per esprimermi, per rapportarmi, per fortificare amicizie.

Ma purtroppo non sono l’unico che lo frequenta.

Ultimamente su Facebook ha preso piede il concetto di “ignoranza”. Su Facebook si deve essere ignoranti. Si deve far vedere che si  beve in modo ignorante, si fanno serate ignoranti, si mangia ignorante, ci si diverte in modo ignorante. Si deve far vedere che si vive in modo ignorante. Ignoranza. Questo termine serve per indicare simpaticamente nel popolo del web il compiere un’azione in modo deciso, senza molta cognizione, senza molto criterio.

Ma la vera ignoranza è un’altra.

Facebook, che ha sicuramente i suoi molti lati positivi (“aiuta a mantenerti in contatto con le persone della tua vita”), oggi è diventato una giungla in cui bisogna sapersi muovere. Una giungla di disinformazione, flame, pubblicità occulta e spam. E questo perché? Perché basta avere un Q.I di 4 (il minimo per camminare) per fare l’iscrizione al sito, crearsi un account e manifestare tutta la propria ignoranza (quella vera) al resto del mondo. Troppo spesso, tra una foto di un amico e un’altra, ho visto articoli di sedicenti siti giornalistici che fornivano deliberatamente informazioni o notizie false su riforme del governo, su attacchi terroristici o episodi di violenza. Tutto ciò per accanirsi contro una categoria di persone, contro la classe dirigente, contro uno schiarimento politico o semplicemente per il puro gusto di creare ansia e disinformazione. Troppo spesso ho visto bufale colossali sui più disparati argomenti. E troppo spesso ho visto gente non solo caderci come un fico maturo, ma diffondendo la notizia (“fate girare”) ai propri contatti. Se avessi dato retta a molte notizie lette sul sito avrei dovuto assistere al ritorno del proibizionismo, all’invasione delle locuste, a non so quanti temporali/nevicate/terremoti/tsunami di potenza colossale che avrebbero dovuto cambiare la polarità dell’asse terrestre. Spesso si sfrutta l’ondata emotiva della popolazione per creare flame (fiamme virtuali) diffondendo idee e notizie velatamente omofobe o razziste. L’utente medio credulone dovrebbe stare attento a tutto ciò e prima di gridare “scandalo!!1!” farsi un giretto su Google notando che la notizia è totalmente falsa. Facebook è infatti uno strumento di informazione molto potente, che però dovrebbe essere più controllato. In primis dal buon senso. Ma la cosa si sta facendo anche pericolosa. Ultimamente si stanno facendo largo gruppi del tipo “Non vaccinare tuo figlio” che diffondono informazioni su argomenti medici quali vaccini, diete, sviluppi di malattie (ricordo il caso dell’Aids negli alimenti) che possono creare effetti molto controproducenti per la salute dell’utente che le legge. Ma l’ignoranza non si vede solo da questo. “Condividi entro dieci secondi e ti porterà fortuna“, “Se riesci a risolvere questo calcolo hai l’intelligenza di Einstein“, “Condividi se hai un cuore” (con immagine di bambini malati o poveri cuccioli abbandonati). Questa è ignoranza allo stato puro. Fare leva sull’emotività della gente  e sull’ignoranza stessa per ottenere qualche visualizzazione, qualche “mi piace”, è essa stessa ignoranza. E poi le catene, le foto ai limiti del porno soft, i mille inviti a eventi inutili o a pagine che parlano di aria fritta… Quanta ignoranza che c’è su Facebook.

Ma vedendo tutto ciò sorrido.

Sorrido pensando che quel “CIAO A TUTTI!!!” non era poi forse così male…

7 pensieri su “Quattro anni di Faccialibro

  1. guido

    ciaoo Nicolò, mi è piaciuta la scorrevole analisi di 4 lunghi, lunghi giorni e sere di fb, continua a scrivere, io è dai quindici che lo fo con naturalezza, però non mi chiedo oggi cosa tratterò domani, lascio ciò alla penna

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  2. E’ che purtroppo l’ignoranza non si ferma su FB e non è solo un fatto virtuale: essa dilaga nel reale, nelle strade, ti attende dietro l’angolo, anche quando non te l’aspetti. E’ presente in ogni luogo, estrazione sociale..negli ambienti di lavoro, di studio, di divertimento. Quindi, bisogna stare attenti, sempre.

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  3. Visto che ami la banalità come un dito nell’occhio, per evitare di inciampare in essa e quindi provocare la tua irritazione, scriverò qui il commento sul tuo precedente articolo. E forse deciderò in seguito di apporre commenti “ad capocchiam” qua e là in lungo e in largo per questa tua nuova creatura che é il blog.
    Questo solo per farti riflettere che sul lato pratico alcune banalità si rivelano quantomeno utili. Posso, in via esemplificativa, ma non esaustiva (questa frase me la sono ritrovata 20 volte in due giorni per argomenti diversi), farti notare che, sebbene potrebbe fare figo consumare un cappuccino alle ore 20, e secondo la tua riflessione essere banale consumarlo alle otto del mattino, ma è certamente più efficace nonostante lo consumino la maggior parte delle persone.
    Un esempio basta e avanza. 😂

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    1. Nicolò Bertolini

      Le cose banali servono. Il io articolo era ovviamente provocatorio. Spesso però questa banalità ci fa da alibi. Ci chiudiamo nella nostra routine, nel nostro modo di vivere. La novità ci fa quasi schifo. E quando la nostra vita diventa monotona, diventa anche banale e quindi noiosa. E quindi “prendere qualche cappuccino alle 20” secondo me non guasterebbe più di tanto…

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      1. Più che schifo, forse, la novità mette ansia…o spavento…E’ un qualcosa a cui devi prendere la misura o un atteggiamento che non avevi considerato…sicuramente una sfida, personale o collettiva che sia, che magari richiede uno sforzo, una prospettiva differente..
        Apprezzo questo scambio . Grazie per darmene l’opportunità

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