Pubblicato in: Attualità

Analfabetismo funzionale: pigrizia e ignoranza?

Aggirandomi per i meandri dell’Internet, facendo zapping tra blog, siti e forum ho trovato un argomento di cui avevo sentito parlare poco o nulla che ha attratto particolarmente la mia curiosità. Un argomento abbastanza ostico, di cui non vorremmo sentire parlare perché ci riguarda piuttosto da vicino. E che, nonostante i centinaia (se non migliaia) di siti che lo trattano, dibattiti su dibattiti, e una pagina di Wikipedia dedicata, sia ancora piuttosto sconosciuto.

Sto parlando dell’analfabetismo funzionale.

Ho fatto delle ricerche. Molte ricerche. Mi sono letto chilometrici articoli, tabelle di dati, aperto link che rimandavano ad altri link, altre tabelle, altri dati che erano discordanti con i primi.

Non ci ho capito un cazzo.

Sarò mica analfabeta funzionale pure io?

Ma che cosa è questo analfabetismo funzionale? Cosa indica questo termine? Cosa è questo fenomeno che sembra dilagare in sordina, spopolando tra gli Italiani più che in ogni altro paese civilizzato?

Partiamo dal concetto di analfabeta. L’analfabeta è colui che non sa né leggere né scrivere. Questo perché nel contesto in cui si trova non gli sono stati forniti strumenti culturali sufficienti, in poche parole non gli è stato insegnato l’abc della cultura. L’analfabeta funzionale è la versione 2.0, il modello pro, il pacchetto deluxe di quello che è l’analfabeta nella sua definizione. Si definisce infatti analfabetismo funzionale  l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. L’analfabeta funzionale anche se apparentemente autonomo, non capisce i termini di una polizza assicurativa, non comprende il senso di un articolo pubblicato su un quotidiano, non è capace di riassumere e di appassionarsi ad un testo scritto, non è in grado di interpretare un grafico.

Prima di sviscerare l’argomento, presentandovi il fenomeno con la mia personalissima esperienza, voglio dirvi che cosa ho letto. Che cosa ho capito io dell’analfabetismo funzionale. Cosa ho trovato nelle mie piccole esplorazioni. Dati. Tanti dati. Su internet ci sono migliaia di dati, studi, ricerche. Tabelle, infinite tabelle con classifiche degli stati più analfabeti. Studi che presentano il problema in modo molto soft, senza troppe indagini sulle cause e tanto meno previsioni sulle conseguenze. Senza capire il danno che questo fenomeno sta causando e che può ripercuotersi nel futuro. E sì, si sottolinea quasi con gusto masochistico che i più caproni siamo proprio noi Italiani.

Leggendo una domanda mi ha subito fulminato il cervello:

“Sono anche io un analfabeta funzionale?”.

Mi rispondo con autoironia. Un pochino sì. Qualche difficoltà con la tabellina del 7 ce l’ho anche io. Eppure sono qui a scrivere di un argomento piuttosto impegnativo (sospiro di sollievo). Sì dai, sono analfabeta solo a metà. Ma in cosa sono analfabeta. Ed ecco che viene fuori una parola che non troverete su nessun articolo dedicato all’argomento: pigrizia. Nel mio caso specifico io sono pigro mentalmente. Ogni volta che devo fare anche una semplice addizione “esco” lo smartphone, sfoglio sì i giornali ma spesso le immagini sono le prime a catturare la mia attenzione e gli articoli li lascio a metà perché “ma che sbatti leggerlo tutto”. E anche nel mio linguaggio non ho più voglia di scegliere le parole. Così quel “robo” lo chiamo “coso” e serve a fare “quello”. Insomma ci siamo capiti. O meglio cpt. Sì perché sono pigro anche nel digitare le parole nei messaggi. Ho una pila di libri sul comodino da Tolstoj a Calvino passando per Levi, Sant’Agostino e robe (ancora “robe” ma allora è un vizio) decisamente più leggere. Eppure anche se mi riprometto di leggere almeno un libro al mese la pila si fa sempre più alta e sempre più impolverata. Sono un analfabeta funzionale nel come so la maggior parte dei cartelli stradali, nel come so esaminare una piantina di una città e nel come so seguire le ricette dei cibi precotti.

Pigrizia.

Io penso che alla base di tutto ci sia lei. La pigrizia di accendere il cervello e fare riflessioni più o meno profonde, la pigrizia di leggere i programmi elettorali di chi si va a votare e la pigrizia nel prendere una decisione evitando di lasciare scheda bianca. Pigrizia cronica. Mi ricordo di alcune mie esperienze al liceo. Passai un anno intero a non studiare chimica e fisica. Pensavo fossero troppo difficili per la mia umile mente. E debito fu. E rabbia fu nell’accorgermi che erano due materie piuttosto semplici dove bastava superare la pigrizia di impararsi tre formule a memoria e di farsi qualche modello mentale. Infatti l’uomo di natura non vuole faticare. Sceglie la via facile. E la pigrizia è la via più facile di tutte. Ne ho parlato anche con mio zio che è neurologo. Il fatto è che questa pigrizia (secondo lui) ha le sue origini in un fatto neurofisiologico ovvero la mancanza di interesse. Il topolino nella ruota gira solo se sa che alla fine gli verrà dato un po’ di formaggio, altrimenti non si muove. Lo stesso accade con l’uomo che non vede un fine ultimo in molte delle sue attività tanto da non provarne interesse, tanto da rimanervi inerme senza la voglia di approfondirle. Infatti all’uomo oggi vengono fornite le basi, le fondamenta di una sana istruzione. La scuola odierna è accessibile praticamente a tutti. Tutti sappiamo leggere e scrivere. Ma la nostra cultura è come un focolare: va alimentata. Bisogna continuare a leggere magari un grande classico anzichè il Topolino, a informarsi, ad andare al museo anche solo per uscirne arricchiti di qualche informazione sulla storia, a guardare una puntata di Superquark in più e una del Grande Fratello in meno. Bisogna essere curiosi.  Provare a fare la semplice addizione senza lo smartphone in mano, bisogna provare a scrivere un testo senza l’autocorrettore, provare a leggere tutto un editoriale e se non lo si ha capito bene rileggerlo, e poi ancora. Bisogna sforzarsi.

Bisogna provare a pensare.

E poi pensare è un po’ fuori moda. Cerchiamo applicazioni che pensino al posto nostro, che decidano come vestire, come mangiare, come pensare. Tutto ciò è pigrizia.

Ma se l’uomo si limitasse alla sua pigrizia non sarebbe poi così male. Il mondo sarebbe un posto migliore. Gli “istruiti” vivrebbero sulle spalle dei “bifolchi”. Pura utopia. Il fatto è che questo analfabetismo dà origine ad un fenomeno alquanto spiacevole quanto socialmente diffuso, che ha ripercussione su tutti e su tutti gli aspetti della vita:

l’ignoranza.

Come si manifesta? Con il “fate girare” delle bufale su Facebook, con il non conoscere i nomi di chi siede al parlamento (magari avendolo proprio votato), con il non conoscere le proprie origini nemmeno a livello basilare, il continuare a parlare, parlare, parlare di tutto con l’arroganza di aver ragione senza sapere nulla dell’argomento affrontato. Pure e semplici chiacchiere da bar. L’ignoranza è l’integralismo arrogante di una corrente di pensiero che non lascia spazio ad altre ipotesi, è ignorante la cultura del trash che promuove l’ignoranza stessa a scopo ludico. È ignorante la mentalità di uno stato con gli occhi incollati alla tv per la finale di Champions, ma che non sa più osservare il cielo, la natura, un tramonto. E l’ignoranza causa danni. Economici, sociali, intellettuali. Danni spesso difficili da riparare che innescano vere e proprie reazioni a catena e si espandono a macchia d’olio. E l’ignoranza evolve in odio, in razzismo, in cattiveria gratuita, in inettitudine, in inefficienza.

Bene. Siamo arrivati ad elencare i mali del secolo. Partendo dal concetto di analfabetismo.

Non per farvi la morale, ma il mondo sarebbe un posto migliore se partissimo dai piccoli cambiamenti, semplicemente mettendo in gioco noi stessi. Se provassimo ad accendere il cervello. Vi sarebbe meno analfabetismo. E meno ignoranza.

Parto da me. Spero con questo articolo di avervi messo la pulce nell’orecchio, presentandovi il punto di vista non di un giornalista né di un docente né tanto meno quello di una mente illuminata. Ma quello di un piccolo analfabeta. Funzionale.

Qualche fonte per approfondire: WikipediaWiredDudemag e Prismo (che a sua volta rimandano a molti link e siti esterni) e un bellissimo articolo di Giulia Blasi che vi consiglio per capire che chi vi circonda è sostanzialmente un po’ analfabeta.

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Autore:

Mi chiamo Nicolò Bertolini, nato a Parma l’11 maggio 1995, sono uno studente di Medicina presso la facoltà della mia città. Nel tempo libero sono volontario della Croce Rossa Italiana e presto servizio sui mezzi di trasporto e di emergenza di questa associazione. Amo la scrittura fin da quando ho avuto l’età per impugnare una penna e scrivere ciò che mi passava per la testa. Amo raccontare e raccontarmi. Scrivo di tutto, da brevi articoli di attualità, a riflessioni passando per storie di fantasia, idee e pensieri. La scrittura per me è un’arte e io scrivo per passione, per sfogarmi e per esprimermi. Mi auguro che i miei piccoli scritti siano di vostro gradimento e che possano lasciarvi qualcosa, una riflessione, una domanda, un’idea o anche solo strapparvi un sorriso.

6 pensieri riguardo “Analfabetismo funzionale: pigrizia e ignoranza?

  1. Anche a me capita di mollare un articolo dopo 10 righe 😉
    …e fare i conti con lo smartphone…
    Si, sono (siamo) pigri. Lo siamo diventati di più negli ultimi anni. …forse più apatici che pigri…
    È’ vero, la curiosità ci può aiutare, la voglia di sapere, la voglia/necessità di riflettere, di prendere distanza da tutto il rumore di fondo a cui ci siamo abituati e ripartire dalla natura, dall’essere umano, dalla curiosità di sapere chi c’è dietro a uno sguardo, un sorriso..

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    1. Il problema è la cronicizzazione di questa pigrizia. Per molti sfocia in una totale apatia che sembra quasi “noia di vivere” e si manifesta con l’analfabetismo funzionale che secondo me è un sintomo preoccupante di una società in cui molte cose si potrebbero ampiamente migliorare

      Piace a 1 persona

  2. Pensavo. Io sono meridionale, nella mia Sardegna, (vivo a S.Antioco) quindi un pigro relativo. Ma poi la Sardegna, che è relativa all’emisfero nord, è tutta meridionale. Allora io sono meridionale ” verace”.
    Ricordo che, di norma nei paesi freddi, si dice: ” mettere erba in cascina “. In parole povere vuol dire essere previdenti. In questi paesi può voler dire anche “morire” il non pensare all’inverno. Nei paesi più caldi il rischio è molto minore.
    Quindi mi chiedo: a ottant’anni sono pigro o sono stanco?

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    1. Salve, le rispondo molto volentieri. (Sempre dal punto di vista di un piccolo analfabeta funzionale, ci siamo cpt). Lei cita Nord e Sud. Errore. Errore madornale. Sia a Nord che a Sud siamo tutti umani uguali. Non ci sono differenze genetiche così rilevanti da poter tracciare confini. Si ha il pregiudizio che il “terrone” (mi passi il termine) sia più analfabeta. Questo è un pregiudizio che va a condizionare la mentalità comune, a contaminarne il pensiero. Ma fin da giovani (in ogni dove d’Italia) bisognerebbe lottare per farsi la maggior cultura possibile, per fare il culo (mi passi ancora il termine, oggi sono volgare) al resto del mondo. Altro errore: l’età. L’età è solo un numero. Ho visto ottantenni correre più veloci di me. Basta mantenersi allenati. Questo è il mio pensiero. Buona giornata!

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